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Spazio e Scienze

Kepler trova l’esopianeta più giovane mai avvistato

Il telescopio spaziale Kepler ha avvistato un esopianeta a 500 anni luce dalla Terra: è il più giovane finora rilevato.

Un gruppo di ricercatori ha individuato quello che potrebbe essere il più giovane pianeta mai scoperto finora. Ha le dimensioni di Nettuno, dista 500 anni luce dalla Terra ed è stato battezzato K2-33b perché è stato trovato grazie all'impiego del telescopio spaziale Kepler.

K2-33b orbita attorno alla sua stella ogni cinque giorni, e quest'ultima ha un'età stimata compresa fra soli 5 ​​e 10 milioni anni, il che lascia supporre che l'esopianeta possa avere una datazione simile. Su scala cosmica significa che K2-33b è incredibilmente giovane. Inoltre è quasi 10 volte più vicino alla sua stella di quanto sia Mercurio al nostro Sole.PIA20690 hires

Trevor David, ricercatore presso il California Institute of Technology e autore principale dello studio, ha spiegato che "la nostra Terra ha un'età di circa 4,5 miliardi di anni. In confronto il pianeta K2-33b è molto giovane. Si potrebbe pensare a lui come un bambino". Un dato che fornisce ai ricercatori la rara opportunità di vedere fasi di sviluppo precedenti rispetto a quelle che siamo abituati ad osservare con la maggior parte degli oltre 3.000 esopianeti finora confermati.

K2-33b è stato rilevato con la tradizionale tecnica del transito. Dopo l'avvistamento con Kepler gli scienziati hanno schierato il Keck Observatory delle Hawaii e lo Spitzer Space Telescope della NASA per verificare che in effetti l'oscuramento fosse causato da un pianeta. Nel mentre hanno visto anche il sottile strato di detriti che circonda la stella.

Quest'ultimo è probabilmente il residuo di un disco spesso di detriti che circondava la stella quando si è formata. La sua presenza suggerisce che la stella è vicina al termine del percorso della sua formazione planetaria. "Inizialmente questo materiale può oscurare gli eventuali pianeti che si sono formati, ma dopo pochi milioni di anni la polvere comincia a disperdersi" ha spiegato Ann Marie Cody, ricercatore presso l'Ames Research Center della NASA. "È durante questo intervallo di tempo che possiamo cominciare a rilevare i pianeti giovani con la missione K2".

 

L'altra informazione che lascia di stucco è la combinazione fra l'età e la vicinanza del pianeta alla sua stella. Alcune delle teorie astronomiche suggeriscono che un pianeta di questa massa avrebbe dovuto formarsi più lontano dalla sua stella ed eventualmente ravvicinarsi nel corso di centinaia di milioni di anni. Il problema è che la sua stella è troppo giovane perché questo possa essere accaduto.

k2 33 system

A questo punto resta aperta la domanda: "i pianeti osservati finora hanno effettivamente impiegato molto tempo per entrare nelle loro attuali orbite, o potrebbero essere stati lì da una fase molto precoce?". Come sempre le nuove scoperte aprono nuove domande, è il bello della Scienza ed è quello che ci serve per progredire.

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