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La Casta dei Meta Baroni, fantascienza epica a fumetti

Pagina 1: La Casta dei Meta Baroni, fantascienza epica a fumetti

retrocultI fumetti di fantascienza rappresentano, naturalmente, una nicchia di mercato piuttosto piccola, e meno di considerare anche il genere supereroistico parte della Sci-Fi. Una nicchia che pure accoglie un buon numero di opere, alcune trascurabili, altre di media qualità e altre dei veri e propri capolavori. È il caso de La Casta dei MetaBaroni (LCDMB), scritto dal brillante e controverso Alejandro Jodorowsky e illustrato da

Juan Giménez – ma l’autore in precedenza aveva già collaborato con l’amatissimo Moebius.

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Approcciarsi a quest’opera significa prima di tutto prendersi il tempo necessario considerate le generose dimensioni del volume che raccoglie tutti gli albi usciti dal 1992 al 2003. Tuttavia la prima volta che si lesse di un Meta-Barone fu nel 1981, all’interno di un altro splendido fumetto di Jodorowsky, vale a dire L’Incal. In effetti possiamo considerare La Casta dei Meta-Baroni come una sorta di prequel, o forse sarebbe più corretto parlare di spin-off.

Sintesi

La Casta dei Meta-Baroni è una lunga opera a fumetti fantascientifica che racconta la saga dei Meta-Baroni. Il Meta-Barone è il guerriero più potente dell’Universo e rinnova sé stesso generando un figlio e poi sfidandolo in un duello mortale. Nessuno può sconfiggere il Meta-Barone ma lui si mette al servizio, pagato profumatamente, dei regnanti della Galassia. Così facendo, egli ritiene, manterrà pace e ordine. La tradizione sarà rinnovata fino a che il Meta-Barone, in una costante e infaticabile ricerca di maggiore forza e potenza, sembra interrompere la linea. Un momento essenziale a cui è tesa tutta l’opera.

Struttura

Comunque la sia metta, La Casta dei Meta-Baroni è un’opera ammirevole sotto diversi punti di vista, un fumetto che ogni appassionato di fantascienza avrà sicuramente piacere di conoscere. La componente Sci-Fi tuttavia non è particolarmente intensa nella sceneggiatura, ma la parte grafica riesce ad amplificarla in modo spettacolare: ogni pagina è un aggrovigliarsi di macchine, robot, raggi energetici, tecnologie misteriose.

La Casta dei Meta-Baroni resta prima di tutto, soprattutto, un’opera epica in senso classico. Si tratta infatti di un’epopea familiare raccontata attraverso cinque generazioni. Cinque Meta-Baroni che si susseguono l’un l’altro in una reiterazione narrativa; una trama che, è palese sin dalle prime pagine, pesca a piene mani dalla mitologia greca.

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Ritroviamo quindi topoi e archetipi ben radicati, quali lo scontro padre/figlio o la sovrapposizione madre/moglie. L’Eroe è uno e multiplo perché ogni Meta-Barone è figlio di sé stesso, e allora la sua vita, il suo viaggio (il modello narrativo è quello tipico) è similmente una continua ripetizione e iterazione, un’incessante variazione sul tema.

Se le storie e le avventure del Meta-Barone sono reiterative, tuttavia, esiste anche una Storia sovrastrutturale. La compongono le differenze tra un Meta-Barone e il suo erede, i diversi rapporti con le mogli, i nemici – sempre più terribili e sanguinari – che saranno affrontati e sgominati ogni volta.

Soprattutto però il Meta-Barone insegue costantemente sé stesso, o forse una proiezione idealizzata del sé – di sicuro un’analisi psicologica del personaggio potrebbe rivelarsi molto interessante. Per essere un guerriero sempre più forte, prima, e poi per completarsi nel guerriero-poeta. Cambierà ancora e ancora, fino a raggiungere la forma finale che Jodorowsky ci presenta ne L’Incal come l’ultimo Meta-Barone. Ma solo la lettura di queste molte pagine può svelare al lettore come si arriva a quel punto – l’autore di questo articolo preferisce non svelare più di quanto abbia già fatto.

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Jodorowsky tira fuori ferri del mestiere ben rodati e riesce a creare una struttura reiterativa che è tanto semplice quanto efficace. In nessun momento il lettore si sentirà confuso o spiazzato, eppure anche quello che ama strutture complesse e ricercate troverà pane per i suoi denti.

Tutto ci è narrato tramite due personaggi apparentemente estranei ai fatti principali. Sono due robot che servono nella casa fortezza dell’ultimo Meta Barone. Uno di essi è il Narratore vero e proprio, ma è restio ad assumere tale ruolo, preferirebbe dedicarsi alla gestione della casa – in particolare molti capitoli si interrompono bruscamente perché arriva il momento di preparare la cena. L’altro robot è più grosso, forte, tozzo e apparentemente poco intelligente. È anche tremendamente curioso, e sono proprio le sue assillanti domande che spingono l’altro a raccontare, ed è lui che in un certo senso rappresenta la genesi del Narratore Proprio questo personaggio riserva un’interessante seppur prevedibile sorpresa, che è anche un’altra delle numerose citazioni: non è difficile vedere nella coppia un’emulazione di Virgilio e Dante, uno impegnato a guidare l’altro nel suo percorso di redenzione.

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L'incal. L'integrale L’incal. L’integrale
  
Dopo l'Incal Dopo l’Incal
  

 

Analisi, temi, grafica

Temi

In un certo senso La Casta dei Meta-Baroni è un’opera sulla solitudine: quella del protagonista ovviamente, che una generazione dopo l’altra si isola sempre più dal resto dell’Universo, fino a trasformarsi in un essere unico, una sorta di semidio che non può sfuggire alla sua condanna. Ed è così che si inserisce un’idea di metamorfosi che non è quella kafkiana, ma ci somiglia abbastanza da risvegliare emozioni nel lettore che smuovono le interiora insieme a pensieri arzigogolati sulla natura dell’umanità.

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Jodorowsky poi riprende lo strumento dei rituali per arricchire momenti chiave quali la nascita del Meta-Barone, o la sua iniziazione che è anche Morte. Questo guerriero segue un codice, che prende il nome di Bushitaka, che rimanda ovviamente al bushido giapponese, e che fa della vittoria l’unico vero motivo dell’esistenza.

Ci sono le donne del Meta-Barone. Madre e compagna di vita, questa figura è determinante per la crescita dell’Eroe ma è anche uno scalpello che ne plasma le molte forme. C’è l’amore materno e c’è l’erotismo, ma c’è anche la forza della valchiria.

E c’è naturalmente la componente fantascientifica. Siamo ben lontani dai temi distopici di Dick o dalla raffinatezza letteraria di un Isaac Asimov, così come non si ritrovano tecnologie che plasmino la trama stessa. Ma è Fantascienza tutta l’ambientazione, in particolare grazie al contributo di Juan Gimenez: l’appassionato di Sci-Fi non può certa restare deluso da La Casta dei Meta-Baroni.

Grafica

L’argentino Juan Gimenéz è tra gli illustratori più amati del XX secolo, e magari sarà ancora ricordato con affetto alla fine del 21esimo. Prima di approdare alla collaborazione con Jodorowsky si era già fatto un nome, grazie anche a collaborazioni con la rivista francese Heavy Metal o con testate italiane come Skorpio o Lancio Story. La Casta dei Meta-Baroni, comunque, è senz’altro il fumetto che ha consegnato questo artista alla storia del fumetto.

Le sue tavole sono intensamente barocche, così ricche di dettagli da dare le vertigini, e sono l’elemento che più di tutto dà all’opera un aspetto fantascientifico. Proprio le macchine, il metallo piegato (e piagato), i riflessi di luce, i meccanismi alla vista danno alle immagini una rara potenza visiva.

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Elementi forti che abbracciano i personaggi, i cui corpi prendono vita grazie a contorni ricercati e ricchi di dettagli, linee decise, tratti definiti. I volti di questo fumetti bucano la pagina, i loro sguardi sono penetranti, i loro corpi imponenti.

Il colore completa le immagini rendendole vivide, pulsanti. In ogni tavola Gimenez non fa economia sulla tavolozza, dando quasi l’impressione di voler usare tutti i colori disponibili. Eppure c’è una costante oscurità, un gioco di ombre eterno che riesce a creare nell’osservatore un certo senso di angoscia.

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L'incal. L'integrale L’incal. L’integrale
  
Dopo l'Incal Dopo l’Incal
  

Retrocult è la rubrica di Tom’s Hardware dedicato alle opere culturali del passato. C’è un’opera precedente al 2010 che vorresti vedere in questa serie di articoli, faccelo sapere nei commenti oppure scrivi a valerio@tomshw.it.

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