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La crisi

Pagina 2: La crisi

Il fumetto supereroico made in DC Comics, da fine anni '70 agli inizi degli anni '80, è protagonista di un'implosione di vendite molto rilevante. La casa editrice americana arriva anche a pensare di dover cambiare i propri personaggi in modo considerevole per non rischiare il fallimento. Le trame vissute dai protagonisti delle testate storiche DC come Superman, Batman e Wonder Woman, sono molto semplici e lineari, a parte qualche singulto di personaggi secondari che si affacciano alla narrativa disegnata raccontando di problematiche sociali, politiche e ambientalistiche figlie del loro tempo.

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I problemi in casa DC nascono dal fatto che il pubblico sta cambiando e con esso i gusti letterari, il tipo di istruzione, il modo d'inserirsi nella società americana e, di riflesso, mondiale. A differenza della concorrenza Marvel, i cui personaggi e le storie rispecchiano l'evoluzione più o meno spigolosa dei giovani "baby boomer", di certo DC Comics non presenta al nuovo pubblico supereroi con super-problemi con i quali identificarsi.

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Anzi, per esempio nel caso di Superman, si verifica un forte calo d'interesse nei suoi confronti, perché viene messo all'indice come personaggio stucchevole, bacchettone e anche un po' noioso, piatto e lineare. Questo è in parte vero, perché in effetti quali grandi sfide potrebbe affrontare un personaggio che è in grado di spostare i pianeti (sic!) e arrivare in qualsiasi parte dell'Universo soltanto volando nello spazio, "più veloce della luce"?

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A parte l'assenza di plausibilità scientifica, che nel genere supereroico non è in pratica mai richiesta ma che a volte balza troppo evidente all'occhio stridendo con conoscenze anche basilari, è proprio l'assenza di sfide all'altezza di un personaggio virtualmente onnipotente che rende Superman e le sue non-avventure quasi totalmente inutili. Tranne appunto qualche interessante Elseworld, chiamate all'epoca "avventure immaginarie" o "alternative", ovvero al di fuori della serialità, o di pura fantascienza o fantasy.