Spazio e Scienze

La Divina Commedia e la fantascienza

Pagina 2: La Divina Commedia e la fantascienza

 

Una giovane e brava giornalista mi chiedeva tempo fa se, secondo me. Dante poteva essere inserito nel genere letterario della fantascienza: dopotutto la Divina Commedia è un racconto di viaggi nelle viscere della terra, come nel famoso romanzo di Verne, e poi negli spazi siderali come in Star Trek. La mia risposta fu un no deciso. Oggi mi sentirei di esprimere un parere più articolato e persino possibilista.

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La Divina Commedia di Dante è un'opera a carattere teologico-morale-enciclopedico. Non è fantasy, non è horror, tanto meno fantascienza; questo almeno si dice di solito, ma forse non è esattamente così. A ben guardare, nella Divina Commedia sono presenti elementi riconducibili un po' a tutti i generi letterari con le loro varianti: l'epos (si pensi al Canto di Ulisse), la poesia didascalica (le spiegazioni gentilmente fornite dalle anime incontrate, da Virgilio a Beatrice, dai santi ai teologi e filosofi su punti dottrinali).

Può forse mancare l'horror? Pensiamo al canto XXVIII dell'Inferno con i seminatori di discordie affettati dalla spada aguzza di un diavolo, o i surgelati del Cocito. E dove mettiamo il dramma amoroso di Francesca da Rimini? Aggiungiamo il fiabesco folklorico dei diavoli dispettosi nel canto dei barattieri, la polemica politica, il fantasy con la cavalcata in groppa a Gerione o la discesa sul palmo di un Gigante, e commedia, tragedia, giallo, noir. Perché dovrebbe mancare proprio la fantascienza?

Risposta: perché è un genere peculiare del mondo moderno, perché si richiede dallo scrittore un'adesione alla realtà scientifica incompatibile con il periodo in cui viveva Dante, e insomma, perché nel '300 non si scriveva di fantascienza e basta.  La fantascienza, infatti, è sì esperienza del non-quotidiano, che però non può adagiarsi sulle fumose e traballanti spiegazioni della magia o del mistero, ma si collega a fatti scientificamente possibili, agli effetti di teorie o tecnologie plausibili anche se non ancora scoperte. 

Obiezione: esiste una data prima della quale non si possa parlare di fantascienza? E quale sarebbe questa data? E ora una grossa obiezione, un po' provocatoria, se vogliamo: siamo così sicuri di conoscere la struttura dell'Universo in modo netto, preciso e definitivo, oppure fra una o due generazioni gli studiosi cancelleranno tutti i nostri più venerati maestri del genere con la sacrosanta giustificazione che "con le conoscenze che avevano nel secolo XX e XXI, non si poteva fare fantascienza"?