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La Francia ferma la legge Sarkozy sul P2P

Il parlamento francese sbatte la porta in faccia a Nicolas Sarkozy,  e la famosa (famigerata?) legge "dei tre colpi"  finisce nel cestino dei rifiuti, almeno per il momento.

A quanto pare l'inaspettato evento è dovuto all'assenteismo dei rappresentanti dell'Ump, il partito di Sarkozy, che ha permesso all'opposizione di ottenere la maggioranza. Sarà colpa del ponte pasquale? Una pura coincidenza? Magari qualche deputato era a casa a regolare le impostazioni del suo programma P2P?

Quella di ieri sarebbe stato l'ultima tappa del percorso di approvazione della legge, un passaggio che in Francia si considera una mera formalità. Peccato che l'aula fosse praticamente deserta, e i rappresentanti dell'opposizione hanno potuto contare su una maggioranza "schiacciante", 21 a 15.  I deputati francesi, in totale, sono 577.

Il governo ha già fatto sapere che tornerà all'attacco, entro il 28 aprile, e che questo fatto è solo un rallentamento. Opposizione e sostenitori del P2P, invece, parlano di vittoria tecnica e politica, e di un testo "ormai morto".


Si vede che non l'ha presa bene.

La legge, come ricorderete, voleva imporre agli ISP la responsabilità di sanzionare chi scarica musica e film illegalmente, che avrebbero dovuto "scollegare" il malcapitato dopo una segnalazione dell'Hadopi, un'autorità creata ad hoc per cercare e punire i pericolosi malfattori.

Il sistema prevede che chi è "pizzicato" a scaricare riceva un avviso formale: in caso di recidività l'ISP taglia la connessione a Internet, al terzo avviso, ma continua a farsi pagare l'abbonamento, per un periodo dai due a dodici mesi.

La legge, che ora riprende il suo iter, potrebbe essere modificata in diversi punti: si parla di sostituire il taglio della connessione con una multa, oppure di inserire una tassa sulla stessa, come sull'isola di Mann. Staremo a vedere che cosa succede a Parigi, ma per ora i muli francesi possono festeggiare una vittoria parziale.  Per il momento, quindi, la Francia non si aggiunge a quei paesi, come l'Irlanda o la Svezia, dove gli IPS  hanno deciso di soddisfare i voleri delle major, un atteggiamento che, lo ricordiamo, va contro le recenti indicazioni dell'Unione Europea.