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La Gran Bretagna verso la tassa sul P2P

In Italia si è accusato la SIAE, che si è dichiarata innocente e inconsapevole. Quella italiana però è anche meno di una proposta, mentre il comitato dedicato, si suppone, continua a lavorare.

In Gran Bretagna la proposta è più chiara e meno gradevole: 20 sterline in più per ogni utente, per "combattere la pirateria". Andy Burnham, ministro per la cultura, sta pensando di mettere sotto tutela gli Internet Provider con la creazione di una nuova agenzia per i "diritti digitali".

Si tratta, in sostanza, di una proposta simile a quella presentata sull'Isola di Man, solo leggermente più costosa. Il fatto è che si parla anche della "politica dei tre colpi", che è, in generale, rifiutata, ma non è da escludere che si facciano entrambe le cose.

Le agenzie non forniscono dettagli su come e perché ogni utente dovrebbe sborsare venti sterline in più ogni anno. D'altronde siamo soltanto alle anticipazioni, perché il progetto definitivo del governo britannico sarà reso noto in primavera. I provider aumenteranno gli abbonamenti? E gli utenti che non fanno peer-to-peer, dovranno pagare comunque?

Il provvedimento è inserito in un rapporto di più ampio respiro, ad opera di Lord Carter, che vuole sostenere la diffusione della banda larga sull'isola, ma che contiene anche proposte che vanno contro l'idea di "net neutrality", quando si ipotizza l'idea di far pagare di più in base al tipo di contenuto desiderato dall'utente.  

Molte proposte sul tavolo, ma da nessuna parte si chiarisce chi dovrebbe pagare per le migliorie da apportare all'infrastruttura britannica, che, a quanto leggiamo, è piuttosto arretrata.


Ringraziamo Pino Bruno per la collaborazione