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La guerra delle TV OLED tra Cina e Corea del Sud inizia oggi

I principali produttori cinesi di pannelli per monitor e TV, tra cui Visionox e Changhong, hanno formato un consorzio che ha lo scopo di rafforzare la produzione locale di pannelli OLED e la conseguente commercializzazione di TV AMOLED da parte delle aziende cinesi. Più in generale, le due che hanno dato vita al consorzio ritengono che i pannelli AMOLED diventeranno lo standard anche per i tablet, le fotocamere digitali, i media player e le console giochi portatili.

Secondo quanto riportato da DigiTimes, la formazione di questo consorzio è necessaria per mantenere competitiva la tecnologia cinese nel settore OLED nei confronti di quella giapponese e soprattutto sudcoreana, specie dopo l'ufficializzazione di un'iniziativa governativa mirata in modo specifico proprio a mantenere il controllo del mercato OLED.

Due piccoli display OLED trasparenti realizzati dalla cinese Visionox

Gli unici produttori citati da DigiTimes sono Visionox e Changhong. Si sa che entrambe le aziende hanno avviato progetti in campo OLED da diverso tempo: Visionox ha iniziato la produzione di piccoli pannelli AMOLED alla fine del 2011, mentre Changhong ha attiva una produzione massiccia di pannelli PMOLED dal 2009. 

Altre aziende cinesi che potrebbero essere coinvolte nel consorzio sono Tianma, Irico e BOE. Proprio BOE di recente è stata accusata di aver acquistato segreti industriali legati alla produzione di pannelli OLED e carpiti a Samsung e LG.

Lo stand di Samsung al CES 2012, con un TV OLED da 55 pollici

Le tecniche di produzione dei pannelli OLED sono al centro di diversi casi di presunto spionaggio industriale, tema a cui le autorità sudcoreane sono attentissime. In questi giorni è stata ad esempio ufficializzata l'incriminazione di 11 persone accusate di aver illecitamente passato informazioni "protette" da Samsung Mobile Display a LG Display

In particolare, un dirigente Samsung avrebbe raccolto nel tempo varie informazioni sui processi produttivi della sua azienda, per poi licenziarsi e assumere il ruolo di consulente per un'altra impresa collegata a LG. In questo modo le informazioni sarebbero arrivate a LG stessa e l'ex dirigente Samsung avrebbe ricevuto in cambio circa 135mila euro.

Samsung in una conferenza stampa ha accusato LG di averle fatto perdere miliardi di won (un miliardo di won corrisponde a circa 700mila euro) e pretende scuse ufficiali, mentre LG afferma di non essere coinvolta nella fuga di notizie.