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La smart grid si avvicina alle coste siciliane

In Sicilia l'energia autoprodotta viaggerà attraverso una smart grid, una griglia intelligente, grazie alla quale cittadini e aziende potranno produrre energia rinnovabile per sé stessi, e introdurne l'eccesso in rete, a vantaggio di altri utenti. I contatori svolgeranno lo stesso compito dei router: ma smisteranno elettricità invece che dati, in base alle esigenze del momento.  

È ambizioso il Piano Energetico Ambientale della Regione Sicilia (PEARS). Una scommessa del famoso economista Jeremy Rifkin e del governatore Raffaele Lombardo.
Il PEARS, un piano attento all'eco compatibilità, prevede che gli edifici vecchi e nuovi possano diventare centrali energetiche con l'integrazione di tecnologie solari e eoliche, che serviranno anche a produrre idrogeno. A ragion veduta, quindi, una delle  parole d'ordine è la "decarbonizzazione" della Sicilia.

"La Sicilia, grazie alla sua esposizione geografica – sottolinea  Lombardo – e' una regione che si adatta particolarmente a sperimentare le nuove tecnologie della cosiddetta 'Terza rivoluzione industriale'. Con questa svolta diamo anche effettiva realizzazione alle politiche climatiche ed energetiche dell'Unione Europea (il 20-20-20), che prevede il venti per cento in più di efficienza energetica; venti per cento in meno di emissioni che alterano il clima e venti per cento di energia rinnovabile entro il 2020.


Secondo quanto è dato sapere, con il PERSA gli impianti eolici e fotovoltaici potrebbero moltiplicarsi.

"In Sicilia" continua il governatore "l'obiettivo è 5-5-5: cioè in Sicilia ci sono 5 milioni di abitanti, sono previsti 5 miliardi di euro di investimento e 5 anni perché le energie rinnovabili diventino patrimonio della comunità". Un'affermazione curiosa, soprattutto alla luce del piano europeo. Che volesse essere una battuta calcistica?

Legittimi, però, anche i dubbi, visto che sul sito della regione non c'è ancora traccia del PEARS. Spulciano la rete, si trova solo qualche bozza (pdf); Confindustria Sicilia avrebbe chiesto modifiche al capitolo sulla produzione di energia da biomasse, chiedendo di estendere il raggio di provenienza dei materiali da trasformare, fissato a settanta chilometri.

Ci sono poi le perplessità di Legambiente, che titola il suo articolo "se questo è un piano": alcuni aspetti teorici "sono condivisibili", ma manca il supporto di norme che ne consentano l'attuazione. Legambiente chiede, quindi, che il Piano "venga sottoposto ad una reale valutazione ambientale strategica", anche perché fino ad ora manca di tutto: obiettivi, valutazione dei consumi e dei costi, misura del potenziale impatto ambientale. I punti sono molti, e vi rimandiamo alla lettura del commento di Legambiente per una panoramica più completa.

Il dubbio è legittimo. Quante volte sono stati annunciati piani faraonici che poi sono rimasti tali? Nel caso siciliano si può solo sperare che la montagna non partorisca un topolino e che il coinvolgimento di Rifkin non sia soltanto un fiore all'occhiello. Molto rumore per nulla?

Ringraziamo Pino Bruno per l'articolo.