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Realtà virtuale

L’arte creata da un computer all’asta come Van Gogh e Banksy

La famosa casa d’aste Christie’s metterà in vendita un quadro dipinto da un’intelligenza artificiale. Un’opera cioè realizzata da un sistema informatico; in particolare, l’opera in questione è stata realizzata dal collettivo artistico francese Obvious e si tratta di un ritratto intitolato Edmond de Belamy.

Lo sforzo degli artisti francesi e il riconoscimento di Christie’s sono un segnale interessante, perché portano l’arte generata da algoritmi fuori dai laboratori, e direttamente dentro a una tra le case d’aste più famose al mondo. Una prima volta storica, dunque, che segna una svolta tanto per l’arte quanto per la ricerca sull’Intelligenza Artificiale. E probabilmente a lungo termine per tutti noi.

Il quadro fa parte di una serie di ritratti generati tramite algoritmi, che rappresentano la famiglia de Belamy, creata apposta dagli artisti per questo progetto. Quando le si posa sopra lo sguardo, l’opera sembra non finita, con i tratti del viso indistinti e porzioni della tela ancora vuote. Imperfezioni insite nel sistema, che lo delimitano tanto quanto lo caratterizzano.

Il risultato è ottenuto tramite un generative adversarial network (GAN), un tipo di strumento già usato nella realizzazione di video falsi, nel loro riconoscimento, o nella programmazione di videogiochi. Si danno in pasto all’algoritmo decine di migliaia di ritratti, e poi gli si chiede di inventarne uno; dietro a un’apparente semplicità si nasconde un sistema complesso e una tecnologia che, si dice, cambierà radicalmente il nostro mondo e modo di vivere.

Crediamo che i ritratti siano il modo migliore per esporre la nostra convinzione, cioè che gli algoritmi possano emulare la creatività. – Hugo Caselles-Dupré (Obvious)

Che la scelta sia ricaduta sul ritratto e non, per esempio, sul paesaggio, è quantomeno curioso. Perché il ritratto, per il fatto che espone tratti facciali, è probabilmente tra le sfide più complesse che si possano chiedere oggi a un’AI. Il nostro cervello ha avuto centinaia di migliaia di anni per imparare a distinguere anche i dettagli più piccoli, dando a ognuno di essi un significato. Una quantità di informazioni enorme elaborata in un batter di ciglia. Le imperfezioni, le apparenti distorsioni dell’immagine sono dovute proprio al fatto che gli algoritmi sono ancora acerbi nel riconoscere le fattezze di un volto umano, con un’enorme “distanza evolutiva” rispetto all’occhio umano.

D’altra parte gli algoritmi e la tecnologia si evolvono molto più in fretta della vita biologica, e magari tra dieci anni questo ritratto si potrà considerare “arte preistorica” alla stregua delle incredibili pitture rupestri che decorano alcune grotte del mondo. Forse è questo che ci hanno visto i rappresentanti di Christie’s, o se non altro sperano che i compratori ci vedano qualcosa.

L’idea che le macchine possano creare arte “solleva l’intrigante concetto secondo cui gli algoritmi di AI non solo creano immagini, ma tendono a modellare la Storia dell’Arte – come se il lungo progresso dell’arte dal figurativo all’astratto fosse parte di un programma in esecuzione nell’inconscio collettivo, e tutta la storia della nostra cultura visiva fosse un’inevitabilità matematica“, scrive un ispirato Jonathan Bastable sul sito di Christie’s.

Ahmed Elgammal (direttore presso l’Art and Artificial Intelligence Lab, Rutgers University, New Jersey) crede che la realtà non sia poi così distante da tale ipotesi. Ha indagato la questione mostrando arte generata a un pubblico ignaro, e facendo domande dirette come “credi che sia stato dipinto da una macchina o da un essere umano”, oppure “quanto lo trovi d’ispirazione”. Il risultato, è che tra le due categorie ci sono ben poche differenze.

Il sondaggio di Elgammal non ci dice in modo definitivo se l’AI è in grado di creare arte, né potrebbe farlo nessun altro considerato che “arte” è un concetto lontano da una definizione assoluta che metta tutti d’accordo. È però un’indicazione molto utile a farci capire l’effetto che queste immagini hanno sulle persone; un effetto che è almeno parte della definizione di arte.

Firma D'artista

Ma c’è arte senza artista? Il ritratto di Edmond de Belamy non è firmato con un nome ma con un algoritmo, una serie di segni matematici che definisce lo strumento digitale che lo ha creato. Se c’è un artista in tutto questo, è la macchina stessa o chi l’ha programmata? A tal proposito è utile ricordare che nella maggior parte dei casi parliamo di black box, cioè sistemi che sviluppano al loro interno meccanismi che nessuno sarebbe in grado di spiegare. Nemmeno, appunto, i programmatori.

In virtù di quanto esposto finora, l’asta da Christie’s assume un significato del tutto rilevante: che cosa penseranno i collezionisti di quest’opera? Le riconosceranno un vero valore, o resterà un simpatico tentativo in attesa di tempi più maturi?

Richard Lloyd, rappresentante della casa d’aste, è il primo a essere cauto. “È esattamente il tipo di arte che vendiamo da 250 anni”, ricorda, ma aggiunge anche che “è senz’altro troppo presto per predire quali cambiamenti porterà. Sarà emozionante vedere dove condurrà questa rivoluzione”.

Dunque, se anche per essere artisti bisogna imparare a programmare le AI, meglio darsi una mossa e cominciare da questo libro.