Criptovalute

L’Australia vuole regole per facilitare il business delle criptovalute

La rapida espansione dello spazio crittografico ha colto di sorpresa molti governi, ma mentre altre nazioni stanno già fornendo ai partecipanti al mercato una certa chiarezza normativa, l’Australia deve ancora introdurre regole più specifiche per le industrie correlate. Secondo il Select Committee on Australia as a Technology and Financial Centre, che ha pubblicato un nuovo rapporto in materia, le normative aggiornate dovrebbero consentire al paese di guidare l’innovazione.

Il comitato ha presentato una serie di raccomandazioni per affrontare le questioni in aree chiave che influenzano la competitività dei settori tecnologico, finanziario e delle risorse digitali dell’Australia. I problemi, individuati dalle parti interessate, riguardano la regolamentazione delle criptovalute e degli asset simili, il “de-banking” del fintech e di altre società innovative, e l’attuale contesto politico per gli istituti bancari digitali, ovvero le cosiddette “neobanche”.

Come prima proposta, i senatori australiani hanno detto al governo di stabilire un regime di licenze per gli scambi di valuta digitale che copra aspetti come l’adeguatezza patrimoniale e l’auditing. Gli autori del rapporto osservano che le regole attuali sono limitate e richiedono solo a queste piattaforme di trading di registrarsi presso l’agenzia di intelligence finanziaria del Paese, Austrac, nonostante il fatto che spesso elaborino miliardi di dollari in cripto-asset. Si dice che la mancanza di certezza sia una sfida per le imprese, gli investitori e i consumatori. Due importanti piattaforme di cambio valuta digitale australiani ad esempio hanno recentemente ottenuto licenze normative rispettivamente a Singapore e nel Regno Unito.

I legislatori chiedono anche un regime normativo per i servizi di custodia e deposito per le risorse digitali per affrontare rischi specifici che sono diversi da quelli associati alle attività finanziarie tradizionali. I membri del Senato hanno anche proposto l’introduzione di una struttura giuridica speciale per “Organizzazione autonoma decentralizzata”. La logica alla base di questa mossa è quella di “garantire che i tipi emergenti di organizzazioni basate su blockchain possano essere stabiliti con chiarezza su come possono operare in Australia”. Hanno sottolineato che questo approccio è già stato impiegato da altri governi e consente a tali entità di funzionare come società a responsabilità limitata.

Il comitato ritiene necessario condurre una revisione delle normative australiane antiriciclaggio e antiterrorismo al fine di evitare di minare l’innovazione e assicurarsi che questi standard siano “adatti allo scopo”. Le norme fiscali applicabili necessitano di ulteriori chiarimenti, aggiungono i senatori, osservando che le transazioni di beni digitali creano un evento fiscale sulle plusvalenze solo “quando si traducono realmente in una plusvalenza o una perdita chiaramente definibile”. Il rapporto raccomanda un taglio delle tasse del 10% per i minatori di criptovaluta australiani che utilizzano la propria energia rinnovabile.

Il documento pubblicato dal comitato ristretto discute infine anche la questione delle valute digitali delle banche centrali (CBDC), rivelando che i suoi membri conoscono sia le opportunità che i rischi associati alle monete emesse dallo stato. “Il comitato ritiene che il Tesoro dovrebbe condurre una revisione politica sul potenziale di una CBDC al dettaglio in Australia, per garantire che questi problemi continuino ad essere adeguatamente esplorati nel contesto australiano”, suggeriscono i senatori.