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Le frequenze 5G rischiano di compromettere le previsioni del tempo

Le frequenze millimetriche 5G contigue ai 23,8 GHz possono confondere i satelliti meteorologici poiché sono simili a quelle naturali del vapore acqueo.

Le frequenze millimetriche 5G nella banda 26 GHz – impiegata anche in Europa – potrebbero ridurre la capacità dei sistemi metereologici di prevedere le tempeste più pericolose, e non solo. Il tema in questo momento è molto dibattuto a livello globale poiché si è rilevato un potenziale conflitto con l’accuratezza delle rilevazioni satellitari.

“Il modo in cui viene introdotto il 5G potrebbe seriamente compromettere la nostra capacità di prevedere grandi tempeste”, ha confermato Tony McNally del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio raggio di Reading, al Guardian. “Alla fine potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte. Siamo molto preoccupati per questo”.

La principale criticità secondo gli esperti è che le frequenze millimetriche impiegate per la 5G possono trarre in inganno la sensoristica dei satelliti dedicati alle previsioni del tempo. Guardian cita l’esempio di quelle contigue ai 23.8 GHz che possono essere scambiate con quelle naturali del vapore acqueo. In pratica gli occhi elettronici che monitorano dall’altro rischiano di essere tratti in inganno e condizionare le valutazioni sulla consistenza di pioggia, neve, nuvole, etc.

“Questi dati sono fondamentali per la nostra capacità di fare previsioni”, ha sottolineato Niels Bormann, che lavora al centro meteorologico di Reading. “Sono una risorsa naturale unica, e se perdiamo questa capacità, le previsioni meteorologiche peggioreranno significativamente.”

Bormann sostiene che potrebbe essere complicato identificare le differenze tra una zona di emissione di segnale 5G e la presenza di vapore. “Questo comprometterebbe la nostra capacità di fare previsioni accurate”.

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Non meno importante il fatto che nel mondo si stanno progressivamente assegnando tramite aste 5G frequenze prossime ai 23,8 GHz e in prospettiva futura non è chiaro quale possa essere il destino di quelle nella banda 36-37 GHz (usata per studiare la pioggia e la neve), 50 GHz (misurazione temperatura) e 86-92 Ghz (per l’analisi di nuvole e ghiaccio).

L’argomento comunque verrà affrontato durante una prossima conferenza globale prevista per fine anno in Egitto. Ma in ogni caso gli Stati Uniti sono accusati di aver già compromesso la loro capacità di raccogliere dati. L’accusa è di un non aver “protetto” adeguatamente le frequenze naturali fondamentali per l’osservazione della Terra dallo spazio

“Più ne perdiamo, maggiore sarà l’impatto”, ha sottolineato la meteorologa Jordan Gerth, dell’Università del Wisconsin-Madison, nell’attuale numero di Nature. “Questo è un problema globale”.