Sicurezza

Le spie pagano milioni alle telco per sorvegliarci tutti

L'agenzia d'intelligence britannica GCHQ (e per estensione la NSA) ha avuto accesso diretto a 63 cavi sottomarini per intercettare le comunicazioni via Internet e telefono. Le società di telecomunicazioni coinvolte sono state pagate diversi milioni di dollari per concedere tale accesso privilegiato.

La rivelazione giunge al pubblico ancora una volta grazie ai documenti fatti trapelare da Edward Snowden, che mettono alcune note società in una posizione difficile. Tra queste c'è Vodafone, uno degli operatori più grandi al mondo.

cavi sottomarini posa

I portavoce della società hanno affermato che indagini interne non hanno fatto emergere alcun comportamento illegale, specificando che l'azienda risponde alle legittime richieste delle agenzie e anche che "ci sono processi a cui dobbiamo sottostare e di cui non possiamo parlare perché la legge ci proibisce di rivelare certe cose".

I reporter della testata tedesca Süddeutsche Zeitung aggiungono poi che Vodafone si differenzia da società statunitensi come Facebook, Google o altre per il fatto di non essersi opposta pubblicamente a queste operazioni di sorveglianza globale. Un'azione che è stata esplicitamente richiesta dal parlamentare tedesco Konstantin von Notz – membro di una commissione d'inchiesta sulla NSA.  

L'arte dell'hacking L'arte dell'hacking
Sotto controllo. Edward Snowden e la sorveglianza di massa Sotto controllo. Edward Snowden e la sorveglianza di massa

In ogni caso l'estensione delle operazioni era già nota, e ormai non possiamo più sorprenderci nell'apprendere che le agenzie citate "si collegano" direttamente ai cavi per ottenere le informazioni. Ciò che risulta una novità almeno parziale è che le telco hanno incassato milioni per quest'attività. I documenti indicano 7,5 milioni di euro nel 2009 e 25,6 milioni nel 2010. Negli anni successivi, probabilmente, le cifre sono aumentate ulteriormente.

Vodafone (e altre società non nominate) "è stata probabilmente obbligata a cooperare e ha quindi pensato di guadagnarci qualcosa" ha commentato il prof. Sandro Gaycken (Freie Universität Berlin); un'ipotesi immediatamente ricusata dai rappresentanti di Vodafone, che non hanno tuttavia fornito spiegazioni riguardo al trasferimento di denaro.