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Legge anti-blog: analizziamo i dettagli legali

In questi giorni si parla molto del nuovo disegno di legge (DDL) sull’editoria: se venisse approvato le conseguenze per i blogger (e non solo per loro, come vedremo) sarebbero disastrose. Nell’attesa chiariamo il quadro giuridico sui punti che destano maggiori preoccupazioni.

Il primo elemento di criticità riguarda la definizione di “prodotto editoriale”. Secondo l’Art. 2 comma 1 del DDL viene definito come “qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso”. Questa definizione è veramente ampia: pensate che un blog, un giornalino scolastico o il sito di una gilda di un videogioco online diventerebbero prodotti editoriali! Basterebbe scrivere qualsiasi cosa e divulgarla ad altri in qualsiasi forma per rientrare in questa previsione legislativa.

Purtroppo, una norma simile è già vigente nel nostro ordinamento: è l’art. 1, comma 1, legge 62/2001. In realtà, la sua esistenza fino ad ora non ha comportato nulla di negativo per blogger e soggetti non professionisti. Invece, nel caso del DDL le conseguenze negative sarebbero inevitabili.

Prima, però, approfondiamo la definizione di attività editoriale per il DDL: “…ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative”. Ciò significa che scrivere in un blog o creare un sito Internet equivale ad intraprendere un’attività editoriale, visto che può essere svolta anche da privati cittadini e senza guadagnarci un soldo.

Chiariti questi punti, cerchiamo di capire cosa succede a tutti coloro che svolgono un’attività editoriale (intesa nei termini di cui sopra): la prima conseguenza è l’iscrizione nel “Registro degli operatori di comunicazione” (ROC). L’obbligo già esiste ed è disciplinato in dettaglio da un regolamento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM). Ma solo per i soggetti “professionisti”. Ad esempio, le “imprese editrici di giornali quotidiani, periodici o riviste” o “i soggetti esercenti l’editoria elettronica e digitale”.

Se il DDL dovesse diventare legge, l’AGCOM dovrebbe emanare un nuovo regolamento basato sulle ampie definizioni di prodotto e attività editoriale. Conseguenza: anche un semplice blogger dovrebbe iscriversi al ROC. L’AGCOM potrebbe includere solo i professionisti, ma ciò sarebbe in contrasto con lo spirito della legge. All’iscrizione al ROC seguono inoltre numerosi adempimenti burocratici e sanzioni: insomma, un incubo per la libertà della Rete. Ovviamente ciò sarebbe anche un incubo per l’AGCOM: il ROC verrebbe intasato da centinaia di migliaia di richieste.

Oltre al ROC, c’è anche un altro problema: l’art. 7, comma 1, del DDL dispone che tale iscrizione da parte di chi svolge attività editoriale su Internet è “rilevante anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa”. Pertanto, chiunque ha un sito Internet o un blog dovrebbe iscriversi al ROC e potrebbe essere sanzionato penalmente e civilmente come il direttore responsabile di un quotidiano – quando vengono commesse diffamazioni. In altri termini, un blogger o il gestore di un sito potrebbe dover rispondere anche degli eventuali reati commessi da un utente che lascia un commento sul suo sito o sul suo forum – proprio come il direttore di una rivista risponde di quanto riportato sulla testata da lui diretta.

È chiaro che questo DDL è un pasticcio legislativo e pone sullo stesso piano i professionisti e.. tutti gli altri! Tuttavia, dopo la presa di posizione del Ministro Gentiloni difficilmente sarà approvato. I blogger (e non solo loro, come si è detto!) dovrebbero poter dormire sonni tranquilli.