Sicurezza

L’FBI ha violato un iPhone senza l’aiuto di Apple

Gli investigatori dell'FBI hanno trovato il modo di sbloccare un iPhone 5C senza l'aiuto di Apple, e hanno di conseguenza ritirato la richiesta legale di assistenza presentata qualche tempo fa. Si chiude così, al momento, la battaglia tra la società e il governo statunitense, nata dalla necessità di analizzare l'iPhone 5C di Farook Rizwan, l'autore (ora deceduto) del crimine noto come "strage di San Bernardino". I portavoce di Apple hanno commentato dicendo che "questo caso non avrebbe mai dovuto essere aperto".

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L'FBI aveva ottenuto un ordine giudiziario per obbligare Apple a collaborare, in particolare a fornire gli strumenti necessari per rendere possibile un attacco brute force sul codice PIN del telefono. Apple si era rifiutata, dicendo che il governo statunitense stava in effetti chiedendo una backdoor che avrebbe esposto un miliardo di utenti iOS nel mondo. Diversi colossi della Silicon Valley hanno espresso il proprio supporto all'azienda guidata da Tim Cook.

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Il dibattito non ha fatto che crescere per intensità nelle ultime settimane, e ci si aspettava che finisse al Congresso (l'equivalente del parlamento in USA). Un percorso che si interrompe bruscamente, visto che gli agenti avrebbero trovato una soluzione alternativa, forse con l'aiuto della società israeliana Cellebrite.

Apple a questo punto vorrà di sicuro sapere che metodo è stato usato per superare la protezione crittografica dello smartphone, ed è altrettanto probabile che l'FBI decida di mantenere segreta tale informazione. Dovremo quindi supporre che le autorità statunitensi abbiano a disposizione una falla zero-day che riguarda almeno la versione installata sullo smartphone in questione – dovrebbe essere iOS 9.

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"Resta una priorità per il governo", ha sottolineato Melanie Newman, portavoce del Ministero della Giustizia statunitense (DoJ), "assicurarsi che le autorità siano in grado di ottenere informazioni digitali di importanza cruciale per proteggere la sicurezza nazionale e la pubblica incolumità, che sia tramite la cooperazione con terzi rilevanti, oppure tramite il sistema legale se la prima opzione non funziona".

La risposta di Apple:

"Continueremo ad aiutare le forze dell'ordine con le indagini come abbiamo sempre fatto, e continueremo ad aumentare la sicurezza dei nostri prodotti perché minacce e attacchi ai nostri dati diventano sempre più frequenti e più sofisticati".
"Apple è profondamente convinta che i cittadini degli Stati Uniti e del mondo meritino protezione dei dati, sicurezza e privacy. Sacrificare una cosa per l'altra non fa che esporre le persone e i paesi a un rischio più grande".
"Questo caso solleva questioni che meritano una discussione a livello nazionale, riguardo le libertà civili, e la nostra sicurezza e privacy collettive. Apple conferma il proprio impegno per una partecipazione a tale discussione.

L'argomento quindi è tutt'altro che esaurito; si tornerà a parlare di come le aziende tecnologiche devono o dovrebbero collaborare con le autorità, e anche (soprattutto) di come tale collaborazione possa mettere a rischio la sicurezza e la privacy dei consumatori. Se i collaboratori di FBI hanno trovato una falla, infatti, può farlo anche qualcun altro con intenzioni meno benigne. Si parlerà ancora di backdoor a uso governativo, in altre parole, ma la chiusura di questo specifico caso rende il dibattito un po' meno urgente. 

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