Spazio e Scienze

L’IA di Google ci dirà la nostra aspettativa di vita

Già da diverso tempo i ricercatori di Google hanno messo a punto un'intelligenza artificiale in grado di analizzare i dati di un paziente ospedaliero prevedendone eventuali complicazioni e valutandone l'aspettativa di vita. Una soluzione fantascientifica che apre a scenari incredibili, ma anche un po' inquietanti.

Durante la fase di sviluppo, al sistema sono stati "dati in pasto" i dati clinici di 114mila pazienti in 216mila ricoveri, per un totale di ben 46 miliardi di informazioni. Questo enorme database, unito alla capacità di data mining degli algoritmi, ha consentito all'IA di valutare anche gli elementi apparentemente meno rilevanti dell'intera storia clinica del paziente che ai normali medici umani potrebbero sfuggire, riuscendo in questo modo a valutare la possibilità che si presentino eventuali complicazioni potenzialmente letali anche con qualche giorno di anticipo rispetto ai tempi della medicina "umana" o addirittura confutando diagnosi errate.

google brain as future medical technology

In questo modo presto sarà possibile salvare vite umane e contemporaneamente abbattere i costi dovuti a ricoveri inutili o a cure sbagliate, con un impatto drammatico sul sistema sanitario, che sarebbe così sottoposto a una drastica ottimizzazione.

Resta però come sempre il problema principale, ossia superare la diffidenza degli esseri umani nell'affidarsi alle "macchine". Inoltre potenzialmente questa tecnologia anziché per aiutare potrebbe essere utilizzata per discriminare decidendo ad esempio che potrebbe non valere la pena, in termini economici, investire in cure su pazienti la cui percentuale di sopravvivenza sia molto bassa.

Ovviamente ogni tecnologia in sé è neutra e solo l'uso che ne fa l'uomo ne determina la natura, ma a noi piace pensare che il pericolo sia insito in essa piuttosto che in noi. Medical Brain, questo è il nome dell'IA di Google, non arriverà comunque sul mercato ancora per diverso tempo. Secondo gli sviluppatori infatti serve raccogliere molti più dati per addestrare ulteriormente l'IA e renderla più precisa ed affidabile, ma la strada appare ormai tracciata.