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Licenziato dall’AGCOM: D’Angelo spiega perché

Nicola D’Angelo, l’ex commissario AGCOM che tentava di tutelare le libertà della Rete, è stato rimosso dal suo incarico perché dava fastidio. Nella recente intervista con Daniele Lepido de Il Sole 24 Ore ha spiegato senza remore quel che è successo, e per quale motivo il dibattito sul regolamento 668/2010 (che prevede fra le altre cose poteri di censura preventiva anti-pirateria, NdR) si stia scaldando.

“Io so solo che ero relatore di questo provvedimento e che poi ho appreso di non esserlo più (AGCOM licenzia l’unico paladino delle libertà online). A dire il vero credo però che non sia tanto importante chi sia o non sia il relatore, quanto che si abbia la saggezza di tutelare il diritto d’autore armonizzando questa necessità con i temi della libertà della rete”, ha dichiarato D’Angelo.

L’approccio battagliero dell’ex commissario non piaceva. “Credo di essere sempre stato, all’interno dell’Autorità, il più preoccupato su tutti i temi che riguardano la libertà in rete, non solo in relazione al diritto d’autore ma anche sulla net neutrality, solo per fare un altro esempio. E sempre sul copyright, diciamo che per quanto riguarda questo regolamento credo di essermi fatto portatore del giusto equilibrio tra libertà di internet e rispetto della legge”, ha aggiunto.

Nicola D’Angelo

Ma qual è stato esattamente l’elemento di rottura? “Sicuramente la chiusura per via amministrativa dei siti. A un’autorità come l’AGCOM può sì spettare la vigilanza ma non la regolazione, che invece dovrebbe riferirsi sempre alla giustizia ordinaria. Altrimenti dove sono le garanzie delle parti, dov’è il contraddittorio?”, ha sottolineato D’Angelo.

“Rivedere l’assetto normativo primario e portare in parlamento la questione. Rendiamoci conto che il diritto d’autore va riformato perché è stato pensato in un’era in cui il digitale non esisteva. Poi bisogna pensare a forme di offerta per musica e video che favoriscano un uso legale dei contenuti perché sia chiara una cosa: che non passi il concetto che io sono a favore dell’illegalità su internet. Iniziamo però a parlare, per esempio, di forme di licenze condivise e aperte…”.

Bisogna sottolineare che questo “licenziamento” senza apparenti spiegazioni ha attirato l’attenzione anche delle associazioni dei consumatori e di categoria (AGCOM, il garante che non ascolta i consumatori).

A tutti gli effetti continuo a non comprendere (ma forse non sono il solo) come l’AGCOM possa ergersi a vigilante anti-pirateria quando il suo statuto parla “solo” di responsabilità nei confronti degli operatori TLC e dei cittadini. I detentori di copyright forse dovrebbero rivolgersi altrove.