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Licenziato il robot che cucina, troppo veloce per gli uomini

Pronti via, un giorno di lavoro e Flippy, il robot che cucina gli hamburger, è stato licenziato. Forse in realtà sarebbe meglio dire pensionato o messo in aspettativa per un po'. Il problema non è stato però di tipo prestazionale, Flippy cioè non si è rivelato deludente rispetto alle aspettative, tutt'altro. È stato forse troppo […]

Pronti via, un giorno di lavoro e Flippy, il robot che cucina gli hamburger, è stato licenziato. Forse in realtà sarebbe meglio dire pensionato o messo in aspettativa per un po'. Il problema non è stato però di tipo prestazionale, Flippy cioè non si è rivelato deludente rispetto alle aspettative, tutt'altro. È stato forse troppo efficiente. Già, perché con la sua capacità di cuocere fino a 150 hamburger l'ora il resto dello staff semplicemente non riusciva a stargli dietro.

In pratica Flippy preparava più hamburger di quanti panini riuscisse a confezionare il personale umano. "È stato soprattutto un problema di tempistiche" ha spiegato infatti Anthony Lomelino, CEO di Cali Group, l'azienda proprietaria della catena di fast food in cui avrebbe dovuto lavorare Flippy.

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"Quando sei in cucina e lavori con altra gente, ti coordini parlando. Con Flippy non è possibile, devi organizzarti invece attorno alle sue tempistiche, coreografando i movimenti per decidere cosa fare, quando e come farlo". Il personale avrebbe dovuto quindi preparare i panini in parte prima e in parte dopo ‎che Flippy aveva svolto la propria attività, preparando i panini e aggiungendo gli ingredienti al momento giusto.

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La decisione comunque secondo Lomelino è solo temporanea: "abbiamo bisogno di un po' di tempo per formare il personale", ha detto. Personale che, però, secondo le statistiche, in questo settore va via in media prima di un anno, perché il lavoro da svolgere è eccessivo rispetto alla paga che si riceve.

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La storia di Flippy mette dunque in rilievo diverse contraddizioni di questo momento di passaggio problematico tra lavoro umano e robotico. Da un lato infatti i robot sono super specializzati e non sono in grado di svolgere l'intero lavoro senza collaborare con gli esseri umani. Dall'altro però non sono pensati per interfacciarsi davvero con noi, nella maniera che noi riteniamo più naturale. Un meccanismo imperfetto di questo tipo è facile che si inceppi.

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Per David Zito di Miso Robotics, l'azienda che realizza Flippy, anche in futuro ci saranno persone in cucina, ma affiancate da robot, che lui vede come un utile strumento, una terza mano per fare di più e meglio, non per portare via posti di lavoro agli esseri umani.

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Come ripetuto molte volte su queste pagine personalmente sono convinto che la tecnologia in sé sia neutrale, il problema è cosa ne facciamo. Il vero problema è probabilmente riportare l'essere umano al centro di qualsiasi progetto, che sia tecnologico, lavorativo o economico. La strutturazione del lavoro, lo sviluppo di nuove tecnologie, dovrebbero ruotare attorno a noi, ai nostri bisogni e al nostro modo d'essere.

Mentre attualmente la tendenza è di ridurre l'essere umano ad automa, snaturandolo e forzandolo a divenire ciò che non è e non potrà mai essere. Una strada senza via d'uscita, che ci spaventa e genera frustrazione e rabbia sociale. I segni ci sono già tutti, speriamo che qualcuno li legga prima che sia tardi.