Spazio e Scienze

L’Italia costruirà le case su Marte, ecco il progetto

Pagina 1: L’Italia costruirà le case su Marte, ecco il progetto

Andremo su Marte, e la tecnologia italiana sarà protagonista. Nel 2020 i rover ci precederanno, poi nel 2030 sarà la volta dell'uomo. Di ipotesi su come arrivare e come vivere in un ambiente tanto avverso se ne fanno quasi ogni giorno, e noi stiamo spesso con gli occhi puntati sulla NASA per cogliere la scoperta che segnerà la svolta.

Ma dobbiamo imparare a guardare un po' di più in casa nostra, perché anche qui le idee ci sono e a volte brillano più delle altre. Parliamo in particolare del progetto COSMIC, coordinato dal professor Giacomo Cao, ordinario di Principi di ingegneria chimica presso il dipartimento Ingegneria meccanica, chimica e dei materiali dell'Università di Cagliari, e responsabile del Programma Bioingegneria del CRS4 (Centro ricerca Parco tecnologico Sardegna, Pula) e finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana. Sono coinvolti anche partner importanti come il Dipartimento Energia e Trasporti del CNR (DET-CNR), l'Istituto Tecnico Industriale "Enrico Fermi" di Fuscaldo (CS) e COREM Srl.

Appuntamento al 2030 per il viaggio su Marte

Cao e il suo staff  hanno registrato in Europa, Stati Uniti, Cina, Russia, India e Giappone due brevetti, di cui quello PCT/IB2012/053754 sul "procedimento per l'ottenimento di prodotti utili al sostentamento di missioni spaziali sul suolo marziano mediante l'utilizzo di risorse reperibili in situ". In sostanza si tratta di un brevetto che "riguarda un procedimento per ottenere sostanze quali ossigeno, acqua, monossido di carbonio, ammoniaca, fertilizzanti azotati e biomassa edibile, utili al sostentamento degli astronauti durante le missioni spaziali permanenti su Marte, utilizzando risorse reperibili in loco".

Gli inventori del brevetto, oltre al professore Cao, sono Alessandro Concas (CRS4), Gianluca Corrias (UNICA), Roberta Licheri (UNICA), Roberto Orrù (UNICA) e Massimo Pisu (CRS4).

Il Professor Giacomo Cao

Le nazionalizzazioni interessano Paesi che potrebbero concorrere alla realizzazione di missioni su Marte e che, quindi potrebbero utilizzare le tecnologie brevettate. Il brevetto potrebbe rientrare nelle strategie NASA per le missioni su Marte, e s'inserisce a pieno titolo tra i settori di applicazione che la NASA ha definito con gli acronimi ISFR (In Situ Fabrication and Repair) e ISRU (In Situ Resource Utilisation), che hanno l'obiettivo di consentire alle missioni spaziali con presenza umana di estrarre e utilizzare le risorse reperibili sul posto (Luna o Marte), senza doverli trasportare in abbondanza dalla Terra, e di realizzare materiali e strumenti per intervenire su piattaforme orbitanti.

Vediamo in dettaglio di cosa si tratta grazie alla disponibilità del professor Cao che ha risposto alle nostre domande.