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L’italiano non cambia più operatore mobile, non conviene

L'italiano ha riscoperto la "monogamia" nel settore mobile: si tende a rimanere con lo stesso operatore perché è più conveniente. Dopo le battaglie tariffarie di esattamente un anno fa, adesso il mercato pare congelato. Il Garante delle Comunicazioni ha confermato ad Alessandro Longo di Repubblica che nei primi tre mesi dell'anno solo 2,9 milioni di utenti hanno effettuato un cambio: in pratica il 6,3% contro il 7,8% dello stesso periodo 2013. Nel secondo trimestre la situazione è ulteriormente peggiorata.

Matrimoni (im)mobili

"Non è che gli utenti sono diventati volentieri più fedeli. La portabilità cala perché conviene meno. È finita infatti la guerra dei prezzi, che è stata invece, per anni, feroce e distruttiva per i profitti dei gestori", sostiene Cristoforo Morandini dell'osservatorio Between (gruppo Ernst & Young). Il 2013 si è chiuso come il peggior anno da quando in Italia esiste la telefonia mobile.

L'Osservatorio del Politecnico di Milano ha rilevato infatti un calo dei ricavi del 14%. Gli operatori sono stati costretti a ridurre investimenti pubblicitari e inserire vincoli contrattuali più lunghi. In cambio gli italiani hanno ottenuto gli smartphone dei propri desideri e tariffe "tutto incluso". Ecco spiegato il motivo per cui il 45% degli smartphone nuovi vieni acquistato tramite operatore. D'altronde ormai non c'è bisogno neanche di accendere un finanziamento.

L'ultima novità (negativa) riguarda l'introduzione delle tariffe "solo SIM" vincolate. Nel peggiore dei casi un tempo venivano richiesti 12 mesi, adesso gli operatori arrivano a chiedere spesso 30 mesi e nel caso di abbandono anticipato tocca pagare i costi di attivazione.