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Loewe in bancarotta. Fine attività per lo stabilimento tedesco

Loewe è in bancarotta. Ieri sono cessate le attività nello stabilimento produttivo tedesco. Il destino dei 400 dipendenti non è chiaro.

Loewe è fallita e da ieri ogni attività presso lo stabilimento di Kronach in Alta Franconia è terminata. L’AD Ralf Vogt ha confermato alla stampa tedesca che i prossimi mesi saranno un’incognita: per quanto riguarderà l’eventuale cessione del marchio, asset e tecnologie deciderà tutto l’amministratore fallimentare.

Loewe è stata fondata a Berlino nel 1923, ma è solo negli anni ’80 che inizia a connotarsi come marchio di fascia alta come lo conosciamo oggi. A lungo nei negozi ha rappresentato una delle poche opzioni – insieme a B&O – per la clientela attenta al design. Il successo e la diffusione della tecnologia LCD ne hanno complicato il percorso. Inoltre la concorrenza ha iniziato a curare maggiormente l’estetica abbinando anche contenuti tecnologici all’avanguardia. Nel 2013 la prima crisi finanziaria ha portato alla prima bancarotta e all’amministrazione controllata. Nel 2014 l’azienda si è rialzata grazie al coinvolgimento del fondo Stargate Capital, ma in questi ultimi anni la crisi del settore non ha consentito di stabilizzare la situazione.

Loewe di fatto non ha retto la concorrenza dei produttori asiatici e il suo software proprietario (Loewe OS) non è stato in grado di sfruttare al meglio le piattaforme streaming di riferimento del mercato. Insomma, il segmento lusso ha iniziato a volgere lo sguardo altrove, anche se nessuno ha mai messo in discussione le scelte di design e sui materiali dell’azienda – soprattutto legate all’ultima linea OLED.

La speranza a questo punto è di individuare nuovi investitori che sappiano guardare lontano. La priorità adesso però è negoziare un piano sociale per i 400 dipendenti entro luglio. “Pensiamo di aver bisogno di altri quattro mesi per un piano investitori”, ha affermato Rudiger Weiß, l’amministratore fallimentare. “Faremo di tutto per trovare qualcuno, ci sono già stati colloqui iniziali con gli investitori”.