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Londra sarà la prima a multare Google sulla privacy

Google rischia una multa di più di 500mila euro per la questione privacy.

Il Garante della Privacy del Regno Unito ha ordinato a Google di cambiare la policy introdotta nel marzo del 2012: in caso contrario sarà sanzionata pesantemente. U.K. Information Commissioners Office ha alzato la voce, invece di attendere l'azione della Commissione Europea che prosegue nella trattativa con Google per ottenere una variazione delle regole contrattuali.

Da ottobre 2012 ben 27 autorità europee per la tutela della privacy stanno attendendo che Google si conformi alla direttiva UE. L'aggiornamento avvenuto a marzo 2012 ha unificato la gestione dei dati personali di tutti i servizi online raggruppando le informazioni e consentendo al colosso statunitense di usarle per scopi diversi rispetto ai motivi della loro raccolta. Tutto questo per gli enti di garanzia è inaccettabile.

"Questa volta andiamo fino in fondo, Google ci deve dare risposte concrete, non evasive. Deve darci garanzie su come difende la privacy degli utenti. Se non lo farà, sei Stati europei, tra cui l'Italia, diranno ai 500 milioni di consumatori dell'Unione che Google non protegge i loro dati personali. Non credo che l’azienda californiana possa permetterselo", ha dichiarato poche settimane fa Antonello Soro, presidente dell'Autorità garante della privacy.

Google privacy

Nella terra di Albione qualcuno però si è probabilmente spazientito per l'attesa ed è scattato l'ultimatum. Google dovrà conformarsi allo U.K. Data Protection Act entro il 20 settembre. Disattendere la richiesta potrebbe comportare una pena massima di 500mila sterline – al cambio 581mila euro.

"Abbiamo scritto oggi a Google per confermare le nostre conclusioni riguardanti l'aggiornamento della politica sulla privacy dell'azienda. Nella nostra lettera stabiliamo che le novità pongono serie questioni sul rispetto dello UK Data Protection Act", ha dichiarato il portavoce dell'ICO.

"Nello specifico crediamo che questa policy non fornisca sufficiente informazioni per consentire agli utenti anglosassoni dei servizi Google di comprendere come i loro dati saranno usati su tutti i prodotti dell'azienda".

In pratica viene chiesto a Google di tornare sui propri passi e rispettare le rigorose regole europee. Della stessa opinione Francia, Spagna, Germania e tanti altri paesi. Va bene che Google continua a sostenere di stare collaborando, però non basta. Il tempo è scaduto.