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Mediobanca: colossi del software e del Web in Italia pagano pochissime tasse. Amazon sconfessa i dati

L’ultimo Focus sulle WebSoft Companies, i colossi del software e del Web, realizzato dall’Area Studi Mediobanca ha confermato che in Italia le rispettive filiali pagano poche tasse. Si parla di 15 su 25 con sedi nel nostro Paese e di queste 14 con bilanci pubblicamente consultabili. Nel 2018 l’esborso è stato di 64 milioni di euro a fronte di un fatturato aggregato pari a 2,4 miliardi di euro. Rispetto al 2017 si è registrato un aumento dei versamenti fiscali (+ 5 milioni di euro) e una riduzione delle sanzioni pagate, passate da 73 milioni a 39 milioni (caso Facebook). A dimostrazione probabilmente che è in atto una normalizzazione dei rapporti tra le imprese e l’Agenzia delle Entrate.

Resta il fatto però che le filiali, ubicate per la quasi totalità nelle province di Milano e Monza-Brianza, sono ormai strutturate e occupano 9.800 lavoratori, di cui 4608 Amazon. Proprio il colosso e-commerce oggi ha respinto ogni velata critica sottolineando che “paga tutte le tasse dovute in Italia”.

“Il rapporto di Mediobanca ignora il record di investimenti e la continua creazione di posti di lavoro nel Paese”, ha fatto sapere l’azienda. “È fondamentalmente errato equiparare tutte le aziende digitali senza tenere in considerazione le differenze dei business in cui operiamo: l’imposta sulle società si basa sui profitti, non sui ricavi, e i nostri profitti sono rimasti bassi sia perché il retail è un business con margini ridotti sia per i continui, forti investimenti di Amazon in Italia che, dal 2010, ammontano a oltre 1,6 miliardi di euro”.

L’Area Studi Mediobanca ha sottolineato che circa il 50% dell’utile ante imposte delle WebSoft “è tassato in Paesi a fiscalità agevolata, con conseguente risparmio fiscale cumulato di oltre €49 mld nel 2014-2018”. Insomma, lo studio confermerebbe il tax rate effettivo delle multinazionali WebSoft “pari al 14,1%, ben al di sotto di quello nominale del 22,5%”.

Amazon però contesta per l’Italia questo dato. “La nostra aliquota fiscale effettiva dal 2010 al 2018 è stata mediamente del 24% e la nostra attività di international retail è in perdita”, ha aggiunto. “E questo rapporto ignora anche il record di investimenti e la continua creazione di posti di lavoro in Italia, che aggiungerà ulteriori 1.000 dipendenti a tempo indeterminato ai 6.500 entro la fine del 2019, dipendenti che lavorano in oltre 20 sedi diverse con tutti i livelli di esperienza, istruzione e competenze, come, ad esempio, ingegneri, software developer, esperti di logistica o di marketing”.

In sintesi, per Amazon Italia l’indagine giungerebbe a valutazioni finali errate poiché si sarebbe concentrato solo su 7 società su 11 legate all’azienda in Italia che “hanno ricadute in termini di gettito sia a livello locale sia a livello nazionale attraverso Iva, Irpef, Ires, Tasi,Tari”. Infine bisogna ricordare che da maggio 2015 la succursale italiana di Amazon EU Sarl registra tutti i ricavi, le spese, i profitti “e paga le imposte dovute in Italia per le vendite al dettaglio, non in Lussemburgo”.