Sicurezza

Microsoft denuncia il governo USA: vogliono imbavagliarci

Microsoft ha denunciato il governo degli Stati Uniti, il Ministero della Giustizia in particolare, affermando che è incostituzionale obbligare le aziende a tacere quando il governo chiede di vedere i dati degli utenti. Secondo le norme statunitensi, e non solo, le autorità possono infatti obbligare al silenzio quando chiedono informazioni.

Non è uno strumento usato costantemente, e infatti molte società, tra cui anche MS, pubblicano un "rapporto di trasparenza" nel quale raccolgono le richieste di informazioni ricevute dai vari governi nel corso dell'anno precedente. Le richieste di segretezza, tuttavia, secondo Microsoft sono in preoccupante aumento.

A volte infatti viene chiesto che di una certa indagine non si parli, e Microsoft ritiene che questo vada contro gli interessi dei suoi clienti. L'azienda ritiene che i clienti abbiano "il diritto di sapere quanto il governo ottiene un mandato per leggere le sue email" e anche che Microsoft abbia "il diritto di dirglielo".

cloud complete

"Mano a mano che i clienti Microsoft conservano i loro dati più personali e sensibili sul cloud, il governo chiede (e ottiene) sempre più ordini di segretezza". Non è la prima volta che Microsoft si schiera contro il governo: alla luce del datagate l'azienda promise una crittografia più "a prova di spia", e chiese, con Apple e Google, una riforma legale direttamente a Barak Obama. Proprio i documenti diffusi da Edward Snowden, però, portarono alla luce una collaborazione tra Microsoft e le agenzie investigative.

Oggi Microsoft afferma che le leggi attuali danno troppo potere al governo, che può "imbavagliare" le aziende, e impedire loro di comunicare in modo trasparente con in consumatori. Un potere di cui si sta abusando, visto che "nel corso degli ultimi 18 mesi, le corti federali hanno emesso quasi 2.600 ordini di segretezza, impedendo a Microsoft di parlare pubblicamente dei mandati e altri processi legali riguardo ai dati dei clienti Microsoft". Un ordine su tre non aveva data di scadenza.

In altre parole, se un privato o un'azienda è oggetto di indagine, molto probabilmente non verrà a saperlo. Se da una parte questo è necessario per evitare che eventuali prove siano eliminate o contaminate, dall'altra è difficile negare che il quadro somiglia al Processo di Kafka in versione digitale.

Microsoft infatti non nega che alcune volte questo strumento sia una scelta sensata, ma chiede che sia sempre temporaneo – in altre parole che non possano esistere ordini di segretezza permanenti. Una richiesta sensata, se si considera che prima o poi le indagini finiscono; a un certo punto l'indagato, soprattutto se non si va a processo, avrà pur diritto a sapere.

Più pragmaticamente, è probabile che Microsoft tema che alcuni clienti decidano di rivolgersi a fornitori che offrano maggiori garanzie di riservatezza. Non si deve trattare necessariamente di criminali: molti sono convinti che gli strumenti di NSA, CIA e simili siano usati per lo spionaggio industriale – ancora una volta, i documenti di Snowden dimostrarono che ciò è accaduto veramente almeno in qualche occasione. L'azienda di Redmond non può obbligare i potenziali clienti a fidarsi, ma può almeno provare a convincerli di essere dalla loro parte.