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Mondiali di Calcio 2018, hanno perso anche gli algoritmi

Il calcio è poesia, è imprevedibilità e non sempre chi sulla carta è più forte, vince. Ce ne siamo accorti in questa prima parte dei Mondiali, con Germania e Spagna rispedite a casa – una ai gironi e una agli ottavi – a bere birra e sangria. Sulla carta, prima che la competizione entrasse nel vivo, le due selezioni erano date tra le favorite per giocarsi la vittoria finale.

Anche il machine learning le vedeva vittoriose. Spagna e Germania erano in cima alle preferenze dei freddi calcolatori, dei bit senza cuore e senza anima. Ma nel calcio non sempre il blasone, non sempre il grande nome fa la differenza.

Cristiano Ronaldo e Messi l'hanno dimostrato: puoi essere un fenomeno, ma se tutto non gira nel verso giusto e la squadra non ti sostiene, allora tu sì puoi avere un guizzo, puoi cambiare una partita, ma non le sorti di una competizione sentita, difficile e faticosa come un Mondiale. Tutti i nodi vengono al pettine.

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Il fattore umano e non i calcoli delle intelligenze artificiali deciderà questo mondiale. La grinta dell'Uruguay, l'arrembante Francia del giovane Mbappé, la Croazia del poeta del calcio Modric senza dimenticare il Brasile del giocoliere Neymar. Ma occhi anche su Messico, Colombia, Belgio, Giappone e le altre, organizzate e coriacee. Sembra il Mondiale degli outsider, il Mondiale "ammazzagrandi".

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Come stanno andando le partite dei Mondiali – clicca per ingrandire

L'imprevedibilità delle situazioni, la fortuna, l'emotività, la tensione, l'imperfezione umana, qualcosa che i grandi ricercatori devono ancora incamerare nei loro algoritmi se vogliono trasformare i computer in macchine infallibili, in novelli Nostradamus.

Chissà, forse alla fine avrà ragione il fallibilissimo FIFA 18, che ha dato la Francia campione contro la Germania in finale dopo i rigori. Ma in quel frangente si parlerà di caso. Purtroppo nessuno ha calcolato che da qualche tempo a questa parte chi vince il Mondiale esce subito in quello successivo, forse andava insegnato alle intelligenze artificiali. Italia, Spagna e ora Germania insegnano.

Perché l'algoritmo ha sbagliato

La ricerca nel campo dell'Intelligenza Artificiale è in buona parte dedita allo sviluppo di sistemi previsionali sempre più efficaci. Vale a dire combinazioni di hardware e software che siano in grado di prevedere il futuro nel modo più affidabile possibile.

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Almeno in parte possiamo sperimentarli in via diretta ogni giorno semplicemente usando uno smartphone o un computer, e indirettamente acquistando prodotti e servizi che li usano. La fabbrica da dove è uscita la vostra auto, per esempio, molto probabilmente è dotata di sistemi di manutenzione predittiva che la rendono più efficiente – riducendo i costi di produzione. Questi sistemi funzionano grazie a un'estesa raccolta di dati e l'elaborazione degli stessi tramite algoritmi molto sofisticati.

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Quello di Andreas Groll, ricercatore tedesco che ha provato a prevedere l'esito dei mondiali, rappresenta una novità nel campo dei sistemi previsionali. Groll ha introdotto infatti il concetto di random forest per ottenere una previsione un po' di precisa. L'obiettivo è ridurre il più possibile il peso della casualità con un raffinamento degli algoritmi noti come decision tree. Un sistema che effettivamente è utile per superare gli ostacoli dovuti a insiemi di dati particolarmente irregolari.

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Il Mondiale secondo il machine learning

Grazie ai sistemi predittivi oggi possiamo sapere se e come intervenire per mantenere un sistema in ottimo stato, sia esso una fabbrica, un'area coltivata una diga o altro. Le macchine possono decidere in autonomia come regolare al meglio la climatizzazione di uno stabile, e in alcuni casi anche gestire il traffico di un'area delimitata. E naturalmente ci sono anche molte applicazioni militari, che hanno sollevato un intenso dibattito etico.

Abbiamo in effetti guadagnato una discreta capacità di prevedere il futuro, ma valutare le effettive capacità della tecnologia è sempre molto difficile. Tendiamo, in genere, a pensare che possa fare molto di più o molto di meno rispetto alla realtà.

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L'algoritmo ha sbagliato perché non siamo ancora in grado di gestire la grande quantità di variabili che prevede un campionato del mondo di calcio. Inoltre buona parte di queste variabili è pressoché impossibile da codificare in modo tale da renderla comprensibile a una macchina.

Tuttavia queste cose progrediscono in fretta, e sono certo che tra quattro anni avremo una previsione notevolmente più accurata. Una previsione che rappresenterà sempre l'esito "più probabile" secondo gli algoritmi, ma sarà un'ipotesi sempre più vicina alla realtà. Finché, a un certo punto, queste previsioni diventeranno del tutto affidabili; ci vorranno ancora decenni, certo, ma quando la SuperAI in versione oracolo sarà realtà, guardare lo sport non sarà più la stessa cosa.


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