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Movimento 5 Stelle: tassiamo chi sceglie Airbnb

Il Movimento 5 Stelle si schiera con gli albergatori nella battaglia contro Airbnb, il servizio online che consente di affittare stanze o appartamenti a basso prezzo per le vacanze. Il deputato Daniele Pesco la scorsa settimana ha presentato una risoluzione in commissione Finanze a Montecitorio che punta a "ristabilire un regime di sana concorrenza all'interno del mercato dell’accoglienza turistica".

In pratica vengono accolte le rimostranze di Federalberghi, che per prima ha fatto notare come il fenomeno del momento abbia una parte delle responsabilità nel crollo del settore. "Ci piacerebbe che questo fiorire di Airbnb corrispondesse a un fiorire di Partite IVA", dichiarava mesi fa il direttore dell'associazione di categoria, Alessandro Nucara. "Mentre il settore riceve una mazzata sull'IMU, i B&B non sono colpiti in quanto abitazioni private".

airbnb

Il problema effettivamente esiste: normalmente i locatori di Airbnb (non l'azienda, sia chiaro) non dichiarano al Fisco alcun introito, poiché svolgono l'attività in forma saltuaria e privata. Per i professionisti del turismo si tratterebbe di concorrenza sleale. "Con la risoluzione sugli affitti brevi proponiamo che siano i siti Internet intermediari a fare da sostituti d'imposta, trattenendo l'imposta e versandola allo Stato nel momento stesso della transazione", ha spiegato Daniele Pesco all'Huffington Post.

"Partendo dai dati Istat relativi al 2012, stando ai quali circa 9 milioni di turisti hanno usufruito di questo particolare tipo di locazione due anni fa, riteniamo che la riforma possa portare nelle casse dell'erario fino a 100 milioni di euro semplicemente estendendo a questo tipo di rapporti la cedolare secca al 10 per cento che vale oggi per i canoni concordati".

Nel caso che il contratto venga siglato senza intermediari, quindi con un rapporto diretto tra proprietario e affittuario, la proposta è di coinvolgere banche e sportelli postali – in modo che siano quest'ultimi a trattenere l'imposta.

Airbnb sta creando problemi in tutto il mondo: oggi vanta 800mila alloggi in 190 paesi. Il suo sistema d'altronde è intelligente, comodo e vantaggioso. Basta accedere al motore di ricerca, individuare la locazione di proprio gusto e procedere con la prenotazione. Tendenzialmente i prezzi sono molto concorrenziali e nel caso di stanze si gode di un trattamento "in famiglia". La piattaforma guadagna sia dal locatore che dal locatario. L'utente paga tra il 6% e il 12% del prezzo di prenotazione; il proprietario paga il 3% per ogni prenotazione completata tramite il sito.

Il suo successo ha fatto innervosire le associazioni di categoria. In Catalogna la scorsa estate è scattata una multa per la violazione delle norme sugli affitti – c'è un'indagine in corso anche a New York. A Berlino è stata creata una norma ad hoc che obbliga a una procedura burocratica di registrazione.