Spazio e Scienze

NASA, è prematuro dare per morto il rover Opportunity

Sono passate tre settimane da quando la tempesta di sabbia su Marte ha iniziato a imperversare, fino a diventare un evento globale e a inghiottire il rover veterano Opportunity della NASA. L'ultimo contatto fra il rover e il Centro di controllo tramite la Deep Space Network (DSN) risale al 10 giugno: al momento gli scienziati non hanno idea di quando il robot si sveglierà, e di quali saranno le sue condizioni quando lo farà. Guai però a darlo per morto.

Il professore James Rice, team leader del progetto NASA Opportunity, ha pubblicato un breve aggiornamento sullo stato del rover, aggiungendo qualche informazione sulla situazione in cui versava poco prima di spegnersi: "Siamo passati dalla generazione di 645 Watt ora il 1 giugno a un livello talmente basso una settimana dopo che non si era mai visto prima. La nostra ultima lettura dell'alimentazione il 10 giugno (Sol 5111) infatti era di soli 22 watt ora".

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Opportunity

La preoccupazione principale è non avere sufficiente energia per mantenere abbastanza al caldo l'elettronica da prevenire danni. Tuttavia, "i nostri esperti stimano che i valori si manterranno al di sopra delle temperature così basse da essere considerate critiche. In primo luogo perché l'elettronica è racchiusa in un Warm Electronics Box (WEB) ben isolato che dovrebbe prevenire danni termici alle batterie o ai sistemi informatici. In secondo luogo, perché se da una parte la polvere blocca la luce solare durante il giorno, dall'altra aiuta a riscaldarsi di notte".

Rice quindi ammonisce sul fatto che le voci sulla morte di Opportunity siano molto premature, anzi, assicura che è "tutt'altro che morto". Questo non toglie nulla al fatto che la situazione sia "triste" e che ci sia ancora "una lunga strada da percorrere in questa sfida sul Pianeta Rosso". Tuttavia, la longevità di Opportunity e il record impressionante di sfide superate in questi 14 anni e mezzo sono una testimonianza che "il nostro team è il migliore su entrambi i mondi". Ricordiamo infatti che Opportunity avrebbe dovuto restare attivo su Marte per 90 giorni, ma sta lavorando da più di 14 anni, continuando ad aggiungere obiettivi scientifici alla sua già impressionante lista di risultati.

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La tempesta globale del 2001

Prima di farci prendere dall'entusiasmo però è doveroso aggiungere un dato citato da Rice: a giugno-luglio 2007 Opportunity sopravvisse a una tempesta di sabbia, che però era meno grave di quella in corso. Oltre tutto oggi il rover ha 11 anni in più. Incrociamo le dita.

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Sfortuna vuole che la Perseverance Valley, dove si trova attualmente il rover, è stata una delle prime aree di Marte ad essere avvolta dalle fitte nuvole di polvere, quindi i pannelli solari di Opportunity non hanno potuto catturare la luce fin dall'inizio dell'evento. Nell'ottica di risparmiare corrente, i responsabili della missione hanno sospeso tutte le operazioni scientifiche del rover e l'hanno posto in modalità di risparmio energetico, di modo che impieghi la poca energia a disposizione per la gestione della telemetria e dei sistemi di riscaldamento. Questo perché Opportunity è alimentato unicamente dai pannelli solari, al contrario del più giovane Curiosity che è alimentato con un piccolo generatore nucleare, quindi non sta affrontando gli stessi problemi.

Da notare poi che questa tempesta di sabbia è insolita secondo le statistiche metereologiche di Marte, perché è iniziata nella stagione primaverile dell'emisfero australe, mentre in genere le tempeste di polvere iniziano nell'estate marziana. L'unico altro evento di polvere che si è verificato durante questa stagione è quello avvenuto nel 2001.


Tom's Consiglia

Se nonostante le tempeste di sabbia siete ancora favorevoli all'esplorazione umana su Marte, leggete il grande classico del visionario Arthur C. Clarke Le sabbie di Marte.