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“Noi danneggiati dalle autorità! Noi popolo della IPTV”, la sceneggiata dei pirati del pezzotto

La pirateria legata al “pezzotto” ormai ha perso ogni pudore e raggiunto frontiere di devianza culturale che fanno quasi sorridere. Stamani Il Mattino ha pubblicato un’inchiesta sugli effetti che ha generato l’operazione Black IPTV della Guardia di Finanza: a metà settembre oltre 100 militari del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e dei reparti territoriali hanno smantellato vere e proprie centrali informatiche e perquisito 25 obiettivi su tutto il territorio nazionale.

Ebbene, a distanza di poco più di un mese pare che i pirati abbiano riattivato parzialmente i servizi legati al “pezzotto” – che non è altro che un dispositivo Android TV sfruttato per gestire lo streaming pirata dei contenuti di Sky, Mediaset, Dazn e Netflix. La nota bizzarra è che gli artefici di questo business si comportano come dei veri “broadcaster” preoccupati per le esigenze della clientela. “Da quando le autorità hanno fatto l’operazione contro il pezzotto ci abbiamo perso tutti denaro, ma pian piano ci stiamo riprendendo dal danno subito e continueremo per la nostra strada”, riporta un messaggio citato dal quotidiano.

In effetti molti “abbonati” disposti a pagare 10 euro per avere tutto illegalmente devono aver subito una contrazione dell’offerta e qualche interruzione. Ma l’apoteosi macchiettistica arriva con un altro messaggio: “Noi danneggiati dalle autorità! Noi popolo della IPTV, a partire dagli admin a finire agli user (cioè voi clienti) chi più chi meno abbiamo perso tutti denaro!”. E il cuor si stringe a pensare al destino dei poveri e sfortunati pirati che sono stati costretti a causa delle “disdette” a rinunciare a una fetta di quegli oltre 6 milioni di euro, che lo stesso “Il Mattino” ha documentato come giro d’affari.

E quindi bisogna avere pazienza, secondo i pirati, e attendere qualche mese per il ripristino totale della situazione. “Detto questo ognuno è libero di fare quello che vuole, anche andare da altri fornitori di IPTV la musica non cambia perché il problema è collettivo a tutti i server! Chi di voi capisce e rimane qui!”.

Una comunicazione efficace, non c’è che dire. Peccato però che gli indirizzi IP individuati dalla Guardia di Finanza mettano a rischio per la prima volta anche i fruitori finali. Non è chiaro se la Magistratura interverrà in tal senso, ma è pur vero che potrebbe bastare un singolo processo a carico di un utente per rendere lo scenario ancora più frizzante.