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Noi, i ragazzi dell’Hub digitale di Berlino

Ci scrive da Berlino il nostro lettore Davide Pettenuzzo, che da quattro anni vive e lavora nella capitale tedesca per la società informatica Visual Meta. Davide ha deciso di raccontarci cosa accade nella "fervente scena digitale berlinese", come "tanti italiani stiano contribuendo a farla crescere con le loro idee"  e perché "molti sono tra i protagonisti".

"La realtà degli italiani che lavorano nel mondo digitale a Berlino – sottolinea Davide – è molto variegata. C'è chi viene qui e si ritrova coinvolto per caso nella ricerca di lavoro e chi invece arriva di proposito per trovare un ambiente culturale favorevole alle start up, cosa che invece non accade in Italia. Molti noi si ritrovano in meeting mensili organizzati dal gruppo digitaly, al momento attivo su Facebook e Twitter".  Per avere un'idea del fenomeno start up a Berlino – suggerisce Davide – basta dare uno sguardo alla mappa dinamica BerlinStartupMap. E qui comincia il racconto.

BerlinStartupMap

"Negli ultimi 5 anni la capitale tedesca sta vedendo un boom mai registrato prima di immigrazione qualificata e una buona parte dei nuovi cittadini che arrivano a Berlino per tentare la fortuna digitale (e non solo) sono italiani.

Diverse trasmissioni, giornali e siti hanno già affrontato l'argomento, alimentando miti, che poi possono invece venire disattesi se non si considerano i diversi aspetti del fenomeno.

Complice un'economia ancora stabile e la naturale propensione di Berlino ad accogliere idee brillanti e che possono rivoluzionare la tecnologia di cui tutti usufruiamo quotidianamente, la capitale tedesca sta vedendo un boom di aziende che operano nel settore tecnologico, attraendo sviluppatori, investitori e personale addetto ai lavori, ovviamente super qualificato. Non mancano le persone che, nonostante abbiano un background non propriamente informatico alle spalle, vengono a contribuire con idee, buona volontà e voglia di fare.

Internet sta infatti creando delle figure professionali completamente nuove e sta dando la possibilità sia a geek e veterani dell'IT che a semplici appassionati di internet con qualche rudimento base di informatica di lavorare e fare carriera.

Davide Pettenuzzo

In un contesto dove sia le competenze umanistiche che quelle scientifiche vengono a relazionarsi e a collaborare, Berlino sembra a tutti gli effetti la capitale in cui viene messa in scena una rivoluzione del lavoro. Non solo sviluppatori ed informatici quindi ma anche  laureati in materie diverse per la creazione di contenuti, laureati in marketing per coordinare le strategie digitali, graphic designer per supportare la creazione di tanti nuovi loghi, immagini e grafiche dei siti e infine traduttori per rendere internazionali i servizi e i contenuti. Un paradiso per trovare quindi lavoro e dove anche lauree considerate "inutili" possono essere messe a frutto? La realtà purtroppo è un po' più complicata.

I problemi principali sono dati infatti dall'elevata concorrenza non solo di immigrati italiani ma anche di persone qualificate di altre nazionalità che vengono attirati in città dal costo della vita relativamente basso, dalle infinite possibilità di intrattenimento, dall'offerta culturale e dallo spirito di libertà e pace che si respira nelle sue strade. Un secondo problema è dato dal fatto che spesso molte start up nascono e muoiono nel giro di qualche anno e la percentuale di quelle che si stabilizzano e crescono dopo il terzo anno è inferiore al 40% anche in Germania. Un altro fatto da considerare è il gap di finanziamenti che divide la Silicon Valley californiana dalla ben più povera silicon allee tedesca (si parla dell'80% in meno di capitali a disposizione).

E gli italiani in questo contesto che ruolo hanno?

I connazionali che sono arrivati a Berlino e che stanno riuscendo a lanciare la loro impresa digitale sono diversi: basta andare ad uno dei meeting organizzati mensilmente dal gruppo digitaly per capire di cosa si tratta e della dimensione che sta assumendo il fenomeno.

Molte applicazioni nate da menti italiane ma "made in Berlin" stanno infatti decollando. Ecco qualche esempio:

  • Urlist: un raccoglitore di link in chiave social dove le proprie pagine salvate si possono raggruppare in liste tematiche e condividere con gli altri utenti;
  • Lookals: un sistema che aiuta ad organizzare gite ed escursioni turistiche guidate appunto da locals;
  • Spreaker: un servizio che permette a tutti di registrare il proprio show e programma e quindi di "democratizzare la radio".
  • Ploonge: un social network che permette di conoscere tutti gli eventi in città e interagire con gli altri utenti iscritti.

Questi sono solamente alcuni casi che dimostrano la creatività dei nostri e in pentola stanno bollendo moltissimi altri progetti interessanti.

Ma ci sono anche altre aziende nate e cresciute a Berlino che si stanno espandendo enormemente e offrono lavoro a moltissimi connazionali che vogliono lavorare nel settore internet. Non hanno bisogno di presentazioni colossi come Zalando o Soundcloud ma ci sono moltissime altre realtà che danno lavoro a centinaia di connazionali, sia nei team internazionali che nei dipartimenti italiani.

Si stanno lanciando in Italia, anche grazie a giovani manager di talento, realtà come Wimdu – un portale che permette di trovare le sistemazioni più economiche in tutte le città del mondo; Shopalike – un centro commerciale virtuale dove gli utenti possono cercare e selezionare il meglio che offrono gli e-commerce; twago – un servizio che permette di trovare l'esperto giusto per le proprie esigenze internet, oppure iversity, che promette di rivoluzionare il futuro dell'insegnamento.

Questa lista copre solo parzialmente le realtà che si stanno sviluppando a Berlino, la buona notizia è che i giovani emigrati italiani sono parte integrante di questa comunità tecnologica e stanno contribuendo in modo determinante al successo di queste realtà.

In attesa di segnali di ripresa dal proprio paese, molti giovani e neo-laureati il futuro digitale (e non solo) lo stanno costruendo nella città dove esattamente 24 anni fa è crollato il muro che divideva due mondi".

Grazie al nostro lettore Davide Pettenuzzo. E voi, volete raccontarci le vostre storie digitali?