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Numero unico di emergenza 112, l’Italia si adegua dopo 24 anni. Costerà 58 milioni

Anche l'Italia, dunque, avrà il numero unico di emergenza 112, come prevede il disegno di legge di riforma della Pubblica Amministrazione approvato in via definitiva dal Senato. Per accorpare i servizi oggi forniti da 112, 113, 115 e 118 sono stati stanziati 58 milioni di euro fino al 2024. Ne sarebbero stati necessari molti di meno se al numero unico di emergenza si fosse arrivati per tempo, quando l'Unione Europea, nel 1991, ne decise l'istituzione in tutto il vecchio continente.

Nessuna riforma, dunque, bensì un obbligo al quale l'Italia – unico paese europeo – non ha mai ottemperato. Ci sono voluti solleciti e sanzioni perché finalmente ci fosse l'adeguamento. A marzo 2011 l'Unione ha chiuso il procedimento di infrazione, fidandosi delle promesse italiane che sono state mantenute soltanto in questi giorni.

Cioè ci sono voluti altri quattro anni prima di chiudere il poco onorevole contenzioso giudiziario e dare seguito alla sentenza della Corte europea di Giustizia del 15 gennaio 2009. Insomma, dare il via al numero unico di emergenza 112 non era più un'opzione rinviabile, altrimenti si sarebbe riavviato il meccanismo delle sanzioni. Inoltre l'adeguamento era reso indispensabile da una recente decisione del Parlamento europeo che prevede l'obbligo, da aprile 2018, di montare su tutte le auto vendute in Europa il sistema di chiamata di emergenza eCall.

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L'eCall obbligatorio dovrà esclusivamente consentire la comunicazione (via rete mobile) dell'esatta locazione del veicolo incidentato, il momento dell'impatto, la direzione e altre informazioni di base. "L'eCall potrà essere attivato anche manualmente schiacciando un bottone sull'auto, per esempio da un testimone dell'incidente". Mancano soltanto tre anni a questo nuovo appuntamento, giusto il tempo tecnico per consentire alle case automobilistiche di pianificare l'installazione del sistema.

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Sperimentazione in corso in Lombardia

Come funzionerà il 112 in Italia? Saranno istituiti centri regionali di coordinamento. Il modello – con gli opportuni accorgimenti, integrazioni e aggiornamenti, dovrebbe essere quello della sperimentazione in corso in Lombardia, a cura dell'Azienda Regionale Emergenza e Urgenza (AREU). Quando si chiama il numero di emergenza, "il cittadino entra in contatto con l'operatore del Call Center NUE 112 che prende in carico la chiamata, se necessario attiva una teleconferenza per la traduzione multilingue, e inizia la compilazione della scheda contatto.

Il collegamento con il CED interforze del Viminale consente di raccogliere in pochissimi istanti (3-4 secondi) i dati identificativi e la localizzazione del numero chiamante (per le chiamate da telefono fisso) o la sua localizzazione tramite cella telefonica (per le chiamate da telefono mobile). Se la chiamata non riguarda una richiesta di soccorso non viene passata al PSAP di 2° livello: l'azione di filtro del 112, che arriva al 60% delle chiamate in ingresso, consente alle Forze di secondo livello di ricevere un numero molto minore di chiamate e tutte appropriate.

Tutte le informazioni raccolte vengono inserite in una scheda elettronica; a quel punto la chiamata, corredata dalla scheda, viene trasferita alle Forze di Pubblica Sicurezza, alla Centrale Operativa dei Vigili del Fuoco o al Soccorso Sanitario; viene cioè trasferita all'amministrazione competente per funzione e territorio. Tutto il traffico telefonico e tutti i dati relativi agli eventi vengono registrati. Il servizio è gratuito sia da telefonia fissa sia da mobile". L'AREU lombarda ha anche reso disponibile l'applicazione per smartphone "Where ARE U", che permette la geolocalizzazione della chiamata.

Quando sarà attivo il numero 112 in tutta Italia? Dopo 24 anni di ritardo è meglio non fare previsioni.