Realtà virtuale

Oculus Rift CV1 smontato da iFixit, ecco com’è all’interno

I guru delle riparazioni di iFixit hanno disassemblato l'Oculus Rift, il modello CV1 già nelle mani degli appassionati che l'avevano prenotato nei mesi scorsi e oggetto di una nostra recensione. Il visore per la realtà virtuale ha ottenuto un punteggio di riparabilità di 7 su 10, piuttosto alto se pensiamo ad altri tipi di oggetti su cui è ben più difficile intervenire.

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iFixit ha apprezzato la gestione dei cavi (cable management) e la facilità di rimozione di frontalino e cuffie, ma ha avuto qualche difficoltà ad avventurarsi all'interno del visore per via di alcune clip nascoste che ostacolavano l'apertura. I tecnici hanno inoltre ravvisato che è impossibile rimpiazzare la cinghia della testa senza tagliare il tessuto sul visore e che il design interno, unitamente ai cavi, complica la rimozione di lenti, schermi e motherboard.

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Durante le operazioni di smontaggio, il cosiddetto "teardown", iFixit ha notato decisi passi avanti nel design rispetto alle versioni precedenti, con meno viti e in generale una progettazione più accurata. Come prevedibile, durante la procedura i tecnici si sono più volte imbattuti in LED a infrarossi necessari per tracciare la testa in ogni spostamento.

Rispetto al prototipo DK2 che usava un singolo pannello 1080p mutuato dal Samsung Galaxy Note 3, il modello CV1 ha due schermi OLED da 90 mm con una densità di circa 456 PPI, montati sulle lenti. Lo schermo dell'iPhone 6s Plus ha una densità di 401 PPI, mentre quello del Galaxy S7 arriva a 576 PPI.

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"Data la densità di pixel un utente medio avrebbe bisogno di essere a 20 cm dal display affinché i pixel diventino indistinguibili. Le ottiche del Rift fanno apparire il display molto più lontano, ma anche più grande, circondandovi di pixel. Così, almeno al momento, i singoli pixel sono ancora molto visibili", spiegano i tecnici di iFixit, anche se è bene dire che questa è una sensazione soggettiva che può essere più o meno accentuata a seconda della persona che indossa l'Oculus.

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Le lenti del visore servono inoltre a sopperire alle carenze di occhi e schermi, permettendo a chi usa il visore di credere di stare osservando uno schermo a distanza infinita (anziché un display praticamente attaccato al viso). Le lenti Fresnel hanno una serie di cerchi concentrici che aiutano a piegare la luce dei display al fine di avvolgere il nostro campo visivo.

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Poco sopra la parte ottica c'è quello che sembra un sensore di luce, utile per capire se state usando il visore e forse agire sulla luminosità degli schermi. La parte superiore al gruppo ottico ospita la scheda madre, su cui troviamo un convertitore Dual-DSI 4K HDMI to MIP Toshiba TC358870XBG, un controller per l'hub USB Cypress CYUSB3304, un microcontrollore ST Microelectronics STM32F072VB (ARM Cortex-M0 a 32-bit), 64 Mb di memoria flash seriale Winbond W25Q64FVIG, un chip Bluetooth Smart e 2,4 GHz Nordic Semiconductor nRF51822, il controller audio USB CMedia CM119BN e due chip S1l TI 59I C6F3.

All'interno del visore c'è poi un'altra scheda di controllo per i LED, con dozzine di punti di test e hardware di controllo ridotto all'osso. Sono stati identificati tre chip di Texas Instruments (TI TLC59401) e un paio di condensatori con buona capacità.

In definitiva l'Oculus Rift CV1 rimane un prodotto complesso, ma che presenta evidenti miglioramenti rispetto ai due prototipi precedenti: è plausibile che entro pochi anni assisteremo a ulteriori passi avanti tanto nella progettazione quanto nelle specifiche tecniche, il tutto condito da una riduzione del prezzo, oggi superiore a 700 euro e quindi fuori portata per molti appassionati (senza contare l'esborso per un PC all'altezza). 

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