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Open Fiber ha avviato i lavori a Roma. Il progetto nazionale FTTH prosegue veloce e saranno rispettati i tempi, secondo l’AD

Open Fiber ha avviato il cablaggio in fibra (FTTH) a Roma. Nel frattempo l'AD ha confermato che l'implementazione nazionale prosegue recuperando il tempo perduto causato dagli adempimenti burocratici e diversi ricorsi.

Open Fiber ha iniziato a implementare la sua rete in fibra (FTTH) a Roma, esattamente nei quartieri Laurentina e Ardeatina. “Il tentativo è quello di farci vedere con i nostri lavori il meno possibile”, ha assicurato l’AD del Gruppo Elisabetta Ripa. Probabilmente la capitale è una delle sfide più complesse dell’intero progetto, se si considera che per territorio e popolazione è come se si accorpassero diverse medie province italiane e per patrimonio artistico e storico vi sono pochi eguali nel mondo – con tutte le conseguenze del caso sugli interventi infrastrutturali.

“Per terminare il nostro progetto servono 100mila permessi, e solo per Roma ne servono 25mila“, ha dichiarato Ripa, nel corso di un’audizione alla Camera in commissione Trasporti nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle nuove tecnologie delle telecomunicazioni. “Serve una grande organizzazione, ma anche interazione con le amministrazioni pubbliche, le soprintendenze, le Province, le Regioni e con tutti coloro che ci devono consentire di usare le loro infrastrutture, come Ferrovie o Anas. I permessi sono stati semplificati dal decreto Scavi e dal decreto Fibra, ma lasciano spazi di ottimizzazione che sono stati oggetto di collaborazione, ad esempio rispetto ad alcuni emendamenti al dl Semplificazioni oggi all’esame del Senato”.

Open Fiber è convinta di poter rispettare tutti gli impegni e le scadenze, anche se le lentezze burocratiche e diversi ricorsi ne hanno rallentato la corsa. Nelle aree a fallimento di mercato (cluster C e D) “la rete sarà realizzata nella tempistica concordata da Infratel cioè traguarda il 2021“.

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“Le concessioni firmate nel 2017 sono state ostacolate da 13 ricorsi. In un semestre abbiamo recuperato il tempo perso. In 6 mesi abbiamo connesso 1000 comuni e 1 milione di unità immobiliari e attivato i primi clienti”, ha puntualizzato l’AD. “Nel 2019 apriremo altri 2000 cantieri che si sommeranno ai 1.000 già aperti”.

E sotto il punto di vista finanziario la solidità è ampiamente confermata da 6,5 miliardi di euro per i prossimi 5 anni provenienti da “un pool di 14 banche per 3,5 miliardi” e il restante dai soci CdP ed Enel nonché “l’autoproduzione di cassa”.

Da rilevare che oggi il cablaggio è stimato mediamente per 350 euro a unità immobiliare, mentre gli abbonamenti viaggiano tra i 24 e i 25 euro al mese “quindi il ritorno dell’investimento c’è ed è interessante”.

E riguardo all’ipotesi di rete unica, per la dirigente “l’importante è avere ben chiaro l’obiettivo che sta a cuore a tutti, cioè non duplicare gli investimenti. Ma se è vero questo, l’unico operatore che sta realizzando investimenti è Open Fiber, quindi il rischio duplicazione è un rischio prospettico. In questo momento non ci troviamo a competere con nessuno. In particolare nelle aree C e D il modello è già di rete unica. Siamo solo noi a realizzarlo”. In effetti, come ricorda Open Fiber, nei cluster C e D e in 71 città dei cluster A e B tutti gli operatori possono potenzialmente attivare i servizi su un’unica rete.

Massima apertura quindi a “realizzare co-investimenti e collaborazione con tutti gli investitori, ivi compreso l’incumbent. Forme di collaborazione consentirebbero di accelerare la digitalizzazione ed evitare duplicazioni investimenti”.

Sui progetti societari l’ultima parola “ai soci”.