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Open Fiber propone a Bruxelles lo switch-off delle reti: dal rame alla fibra (FTTH) almeno nei centri urbani

Open Fiber ha sollecitato a Bruxelles lo switch off a livello europeo della rete: da rame a fibra, un po' come accaduto per la tv con il passaggio tra analogico e digitale terrestre.

Open Fiber ha proposto al responsabile dell’Antitrust UE Andrus Ansip di introdurre uno switch-off  obbligatorio per il passaggio dalle reti in rame alla fibra. “Abbiamo sollecitato lo switch-off a livello europeo: come accaduto per la TV con il passaggio tra analogico e digitale terrestre“, ha confermato l’AD Elisabetta Ripa ad Affari e Finanza. “Sarebbe nell’interesse dei consumatori e dell’Europa, che auspica il salto nella nuova tecnologia”.

L’idea è di sfruttare l’obiettivo UE della copertura dei servizi ultra-broadband previsto per il 2025: si parla di almeno 100 Mbps per tutti i cittadini e reti abilitanti 1 Gbps in tutte le aree urbane e sulle direttrici stradali e ferroviarie. Open Fiber è convinta che questo possa avvenire anche prima, considerate le oltre 4,8 milioni di abitazioni già connesse e i cantieri avviati in oltre 1000 comuni.

“Siamo convinti di poter raggiungere il traguardo del nostro piano: collegare 20 milioni di case o uffici entro il 2023, e una volta definito il modello nelle aree grigie, estendere la copertura; lo switch off può partire nelle aree coperte”, ha assicurato Ripa.

Per il 2019 Open Fiber si propone di rendere disponibile l’architettura FTTH in 150 città delle aree competitive (cluster A e B) e aprire altri 2mila cantieri nei comuni a fallimento di mercato (cluster C e D). Però rimane il nodo commerciale, poiché se da una parte Wind 3, Vodafone e Tiscali sono della partita, dall’altra Fastweb per ora è coinvolta solo su Milano e TIM è ancora alla finestra.

TIM non è un nostro concorrente. E nel momento in cui l’azienda avrà la possibilità di ragionare con tranquillità sul futuro, coglierà l’opportunità di usare la fibra già realizzata per conservare un vantaggio nella competitività”, ha sottolineato l’AD. La strada potrebbe essere quella suggerita da molti addetti ai lavori e dalla stessa Ripa: accordi commerciali e/o di co-investimento. E per un’eventuale creazione di una rete unica, bisognerà considerare “anche policy maker e azionisti”.

Insomma, da una parte Open Fiber festeggia l’adozione del Codice delle Comunicazioni che favorisce il modello “wholesale”, dall’altra sottolinea che la condivisione delle infrastrutture è ancora soggetta a passaggi burocratici complicati. Mettendo a fattore comune i cavidotti di tutte le utility e di Telecom Italia il cablaggio costerebbe meno e ridurrebbe i disturbi alla cittadinanza.

Un’eventuale switch-off nei principali centri urbani darebbe ulteriore spinta allo sviluppo, ma è pur vero che i piani dell’ex-monopolista non sono ancora noti. E certamente questo dettaglio complica lo scenario.

Ad ogni modo è evidente che per prendere tempo almeno un accordo sulle aree bianche sarebbe auspicabile. E gli eventuali effetti collaterali sull’intero scacchiere nazionale sarebbero minimi, almeno sotto il punto di vista economico.