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Ovumque è il kit domotico che fa risparmiare sulla bolletta

Ovumque è un kit domotico per gestire elettrodomestici, sistemi di riscaldamento/climatizzazione e altri dispositivi di casa o ufficio. La startup omonima ha pensato come priorità al miglioramento del comfort e riduzione dei consumi energetici. Abbiamo intervistato il fondatore Samuele Rocca.

Startup italiane di successo

La rubrica è completamente dedicata alle nuove realtà imprenditoriali emergenti, ovviamente legate al mondo della tecnologia e del digitale. Ogni settimana Tom's Hardware darà visibilità a una startup e il suo fondatore, nella speranza che altri giovani possano trarre ispirazione. E magari qualche business angel o venture capital si metta una mano sul cuore e un'altra al portafogli. Scrivetemi a dario.delia@tomshw.it.

Perché a 50 anni dalla morte di John Fitzgerald Kennedy c'è una frase del discorso del suo insediamento che è ancora carica valore e forza propulsiva. "Non chiedete che cosa il vostro paese può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il vostro paese".

Pronti. Partenza. Via!


Presentati

Mi chiamo Samuele Rocca ho 41 anni e ho studiato filosofia. Ho lavorato al Parlamento Europeo con assistente e poi ho fondato una kunsthalle a Torino: the beach°. Dopo quell'esperienza ho lavorato in Regione Piemonte nel settore cultura e sono diventato project manager del Comitato organizzatore di Torino 2010 Capitale europea del giovani. Oggi sono il project manager di un progetto "Smart Cities & Social Innovation" finanziato dal MIUR.

Samuele Rocca


Presenta la tua startup

Ho fondato Ovumque: un kit domotico (controller e periferiche) "smart" per la gestione degli ambienti: case, negozi, uffici. L'aumento costante del costo delle risorse energetiche (luce, gas, ecc.), la maggiore sensibilizzazione dei cittadini sulle tematiche ambientali, imposta ormai anche per legge (si vedano gli incentivi sull'efficientamento energetico con detrazioni del 50% tra cui rientrano anche le apparecchiature domotiche) e il sempre più alto tasso di comfort necessario per sopportare lo stress della vita quotidiana hanno dato vita alla progettazione di Ovumque.

Ovumque

Un sistema di gestione degli ambienti facile da installare (plug ‘n’ play), dai costi contenuti e in grado di semplificare la vita delle persone facendo loro risparmiare denaro attraverso una gestione intelligente della casa o dell'ufficio. Ovumque è un sistema domotico (un apparecchio elettronico formato da hardware e software) pensato per poter essere installato velocemente in qualunque ambiente per controllare, gestire e monitorare:

  • elettrodomestici,
  • riscaldamento/raffreddamento,
  • apertura e chiusura di porte e finestre,
  • creare scenari personalizzati (scenario vacanze, scenario risparmio, scenario relax, ecc.),
  • videosorveglianza, ecc.

Ottenendo così una maggiore riduzione dei consumi energetici, una migliore gestione anche da remoto e, di conseguenza, un più alto tasso di comfort. Attraverso speciali "slave" è in grado di monitorare la presenza negli ambienti di oggetti di cui si vuole tenere traccia o generare archivi: libri, DVD, oggetti preziosi, ecc. Ovumque è un oggetto di design, una lampada che svolge le funzioni di Hub domotico e router per la connessione wi-fi ad internet. Ad esso si collegano delle periferiche wi-fi in grado di monitorare, gestire e controllare altri oggetti.

Questi "slave" si presentano sotto forma di:

  • prese elettriche
  • controllori IrDA (infrarossi),
  • videocamere
  • attuatori
  • sensori multifunzione
  • ecc.

La più grande difficoltà che hai incontrato nello sviluppo del tuo progetto

La più grande difficoltà che abbiamo incontrato è stata quella relativa al reperimento dei fondi per lo sviluppo e la ricerca di un ambiente (mi verrebbe da dire ecosistema) fertile nella quale trovare collaborazioni e idee: una versione italiana di Silicon Valley sarebbe necessaria nel nostro Paese. L'altra grande difficoltà è riuscire a sostenere e sviluppare un progetto e nel frattempo doversi occupare banalmente di campare: di lavorare. Non è facile. Ma la soddisfazione che dà creare un proprio progetto fa superare anche le temporanee difficoltà di carattere economico che possono venire a crearsi.


Un consiglio per tutti gli startupper

Il consiglio che mi sento di dare è quello di non essere ideologici. Di non fossilizzarsi sull'idea iniziale ma di farsi "ibridare" dalle idee degli altri: a partire dai propri collaboratori agli amici, dalle persone con le quali dovete confrontarvi sino allo sconosciuto al quale buttare l'idea: "ehi, ciao. Scusa un secondo, ma cosa ne pensi se esistesse…". Alla fine vi troverete con l'idea che stavate cercando sin dall'inizio, ma corretta in tutti quei "bug" sui quali da soli non vi sareste mai soffermati. 

ovumque

Ovumque a casa


Un errore da non fare

L'errore da non fare è quello di iniziare a lavorare sul progetto prima di aver pianificato e ripianificato tutti gli aspetti. Un errore che spesso si commette è quello relativo alla convinzione (soprattutto nel campo del web o dell'elettronica) che una volta buttata giù l'idea e realizzata la piattaforma o il prodotto, il lavoro sia finito. Io penso che anche nelle situazioni più complicate da un punto di vista tecnico, la parte di progettazione e programmazione sia un aspetto non maggioritario del "problema" quando si vuole lanciare una startup. Spesso i progetti falliscono perché si inizia a scrivere codice convinti che una volta arrivati alla fine, la startup nasca da sola e, soprattutto, che tutto il resto venga da sé. Non è così. Pianificate ogni aspetto: progettazione, programmazione, realizzazione, business plan, comunicazione, ecc.


 

Cosa cambiare in questo paese per favorire le startup

Mi sembra che ultimamente il Governo si sia dato tra le priorità quella di aiutare le startup innovative. Certo, c'è ancora molto da fare. Ad esempio le istituzioni pubbliche devono assolutamente capire che la variabile tempo è forse la variabile principale per il successo delle startup. Uno può anche avere l'idea migliore di questo mondo, ma se poi per poterla realizzare deve spendere il triplo del tempo e della fatica rispetto ai competitor americani o europei, anche l'idea migliore è destinata a non arrivare al successo.

Bisogna fare uno sforzo in tempi brevi per ridurre drasticamente la burocrazia e innescare meccanismi di accesso al credito funzionali ed efficienti. Infine non sarebbe affatto male individuare due o tre regioni nelle quali investire fortemente per creare ecosistemi fertili per l'insediamento di startup. Pensate ad esempio alla Sicilia, al suo straordinario territorio ricco di bellezze naturali e culturali, pensate al clima e al costo della vita. Se ci fossero le condizioni reali di operare in una regione così bella, ci sarebbero centinaia di startup da tutto il mondo che verrebbero ad insediarsi lì. Altro che Silicon Valley: Sicilicon Valley, come direbbe il mio amico Ram.


Tre motivi per continuare a fare impresa e credere nel Made in Italy

Nonostante i problemi evidenziati, credo che continuare a credere in questo Paese sia la soluzione migliore. Ma non basta più sperare e basta. Bisogna agire. Anche nel piccolissimo dei propri contesti di riferimento. Tre ragioni per continuare a credere nel nostro Paese e nel made in Italy.

  • Il "Made in Italy" è ,dopo il brand "Coca Cola", il più apprezzato al mondo, sostiene una importante ricerca condotta da Google. Questo significa avere una marcia in più sui prodotti a parità di qualità.
  • A differenza di moltissimi altri paesi, l'Italia ha un patrimonio culturale e turistico non pienamente sfruttati. Immaginate, anche nell'ambito delle startup, quante occasioni di lavoro si potrebbero creare: quindi ricchezza. Facciamo la metà dell'incoming della Francia pur avendo le stesse potenzialità. Stiamo parlando di decine di miliardi di euro l'anno che ci facciamo sfuggire a favore di altri paesi.
  • Sono stato qualche mese fa ad un seminario riservato (condotto da un'importantissima multinazionale che si occupa di reputazione dei brand) nella quale il dato che mi ha più colpito è stato quello relativo all'opinione che gli italiani lasciano in giro per il mondo o ai turisti in visita in Italia. Gli italiani danno un voto 5 al proprio Paese in una scala da 1 a 10. Capite che significa? Che siamo noi per primi a squalificare l'Italia. Immaginate 60 milioni di "ambasciatori" in giro per il mondo che al posto di parlare bene del proprio "prodotto" ne parlano male. Cosa volete che si generi nell'opinione pubblica?
  • Se inizieremo tutti a fare quello che il mondo si aspetta dall'Italia, sono convinto che in un paio di lustri ritorneremo ad essere leader nel mondo.

 


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