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Panasonic e Dolby: il vero HDR da 699 euro?

Il termine HDR, o “high dynamic range” è stata una delle parole chiave del mercato entertainment per il 2018 e in buona parte, del 2019. La sigla fa riferimento ad un tipo di contenuto che mira a restituire allo spettatore un’esperienza visiva comparabile a quella reale, con colori realistici e rapporti tra luci e ombre simili a quelli percepiti dall’occhio umano.

Come la maggior parte delle nuove tecnologie, HDR non è il frutto di un’unica azienda, bensì di molteplici joint venture. Da questi accordi sono nati diversi “standard” o formati per la distribuzione e la consumazione di contenuti HDR.

Tralasciando “HLG” o hybrid log gamma, uno standard utilizzato solo da BBC e NHK, i tre contendenti sono HDR10, HDR10+ e Dolby Vision. Questi tre standard si trovano in genere, rispettivamente, su TV entry level, di medio e alto livello.

La differenza sostanziale tra questi standard, al di là dei requisiti del pannello stesso del televisore, è il supporto o la totale mancanza di esso ai cosiddetti “metadati dinamici”. I metadati sono in genere una parte di un file che descrive il contenuto del file oppure come deve essere aperto e manipolato da un programma esterno. per fare un paragone diretto, le immagini RAW scattate da una fotocamera digitale contengono dati chiamati “EXIF data”, una serie di parametri che descrivono le impostazioni della fotocamera al momento dello scatto e la data della foto.

In ambito HDR i metadati “tradizionali” (o statici) hanno un ulteriore scopo, comunicare al riproduttore multimediale della televisione delle informazioni cruciali alla visualizzazione del contenuto. Innanzitutto comunicano alla TV che il contenuto appartiene alla categoria HDR, in seguito comunicano lo spazio colore nel quale il contenuto è stato creato, editato e prodotto; infine forniscono dati sull’illuminazione della scena, luminanza e crominanza, e il gamma ottimale del video riprodotto.

Questo insieme di dati fa si che il televisore sappia riprodurre al meglio un contenuto ad alto intervallo dinamico. L‘approccio “statico” ha tuttavia le sue limitazioni: imporre un valore costante per tutte le variabili sopracitate può portare a due principali inconvenienti. Il primo riguarda la capacità di rappresentazione del televisore stesso, il secondo riguarda il messaggio che il regista o il “color grader” vorrebbero convenire sullo schermo dello spettatore.

La funzionalità HDR10 è molto presente sul mercato a causa dei generici requisiti minimi di funzionamento. Sfogliando i cataloghi online si possono trovare monitor siglati “HDR-compatible” nonostante la loro luminosità di picco (e quindi sostenuta per una frazione di un secondo) sia equivalente a 300 o 400 nits. Considerando che una scena di un contenuto realizzato in HDR10 potrebbe richiedere un valore di luminosità instantanea tra 1 e 1000 nits si può rapidamente comprendere che il monitor in questione non potrà offrire la stessa qualità di rappresentazione di un modello con un pannello superiore, pur essendo compatibile con lo stesso standard.

A causa della staticità dei suoi metadati, che rimangono costanti per tutta la riproduzione del contenuto, HDR10 non ha la capacità di adattare una scena alle potenzialità di un pannello che non rispetta appieno l’intervallo 1-1000 nits e il risultato di questa mancanza si può letteralmente “vedere” in una scena con una buona dose di alteluci che richiederebbero un valore di luminosità troppo alto per il monitor. Il colore che per i metadati dovrebbe essere rappresentato come un bianco a 6500K finisce per essere rappresentato come un grigio dall’apparenza spenta, chiaro segno di “clipping” o superamento della capacità di rappresentazione del pannello.
Il televisore non può autoregolarsi e di conseguenza ogni scena devia, il larga o minima parte dal messaggio artistico che si voleva convenire sul set.

Il motivo per cui HDR10+ e Dolby vision sono generalmente disponibili solo su modelli di alto livello è il loro supporto ai metadati “dinamici”. il contenuto realizzato con questi due standard è ricco di informazioni riguardanti ogni scena e ogni cambiamento radicale della luminosità all’interno della riproduzione.
Questa caratteristica fa si che il televisore possa adattarsi al meglio per visualizzare una rappresentazione il più coerente possibile a quella “voluta” dai metadati. Cosi facendo si ha che il livello di luminosità voluto per una scena con una percentuale simile di alteluci e ombre sia rispettato dal pannello, producendo un’esperienza accurata per lo spettatore. Nel caso in cui la luminosità richiesta dal contenuto sia irraggiungibile dal il pannello, ad esempio in occasione di un’esplosione cinematografica, il televisore limiterebbe la luminosità massima della scena alla sua luminosità di picco, evitando lo spiacevole inconveniente del “clipping”, riproducendo una temperatura di colore accurata e una rappresentazione credibile.

La capacità di “adattarsi” alla volontà del contenuto è stata, fino a poco tempo fa, supportata da pochi. La maggior parte dei televisori compatibili con Dolby Vision o HDR10+ vantano l’utilizzo della costosa tecnologia OLED, più prestante nella visualizzazione di contenuti ad alto livello di contrasto e con rapidi cambiamenti di luminosità complessiva. Dall’altra parte, il 90% del mercato è ancora dominato dai tradizionali LCD, caduti nella fascia medio-bassa di televisori e relegati alla visualizzazione di contenuti standard o “SDR”.

In questo contesto si inserisce la nuova offerta di Panasonic, che nell’evento realizzato nei Dolby Headquarters di Londra ha presentato la nuova linea GX e GZ. I modelli GX sono televisori LCD a retroilluminazione LED che fanno parte della cosiddetta fascia “core”, un segmento che mira ad offrire un livello di funzionalità alto, con il supporto a tutti gli standard di produzione HDR, mantenendo un prezzo da segmento medio. In questo modo, secondo Panasonic, il “vero” HDR potrà distribuirsi in una platea dalle tasche differenti, offrendo un’esperienza incredibile anche a chi non sceglie l’opzione OLED, per la quale sono comunque disponibili i modelli premium della serie GZ. In effetti, guardando alla nuova lineup di offerte, il 75% dei modelli proposti sono compatibili con tutti gli standard attualmente esistenti.

Scendendo nel dettaglio i modelli GX800, GX900, GX940 sono televisori UHD con supporto a HDR10+ e Dolby Vision, oltre che al formato di posizionamento virtuale dell’audio Dolby Atmos. Tutti i televisori abilitati alla rappresentazione di Dolby Vision processeranno il segnale con l‘elaboratore logico HCX o HCX pro per l’aggiustamento dinamico dei metadati.

Negli Headquarters abbiamo avuto modo di vedere in prima persona un GX800 confrontato ad un pannello OLED. Sarebbe futile dire che l’immagine riprodotta è la stessa, perché ad essere obbiettivi il contrasto locale e l’intervallo dinamico di un pannello OLED sono qualitativamente superiori a quelli che la tecnologia LCD può tuttora offrire, ma siamo comunque rimasti sbalorditi dalla qualità percepita dal pannello tradizionale. Nell’immagine sottostante è possibile farsi un’idea di quello che abbiamo visto.

Nei punti di altissima luminosità, come per la fiamma della torcia in foto, la tecnologia LCD restituisce inevitabilmente meno dettagli e meno informazione se confrontata alla tecnologia OLED sulla sinistra, inoltre il contrasto con lo sfondo, e con le parti non direttamente illuminate dalla primaria sorgente di luce appaiono più naturali nel pannello OLED. Tuttavia è giusto riconoscere che l’utilizzo di Dolby Vision con un pannello LCD è in grado di creare un’esperienza di tutto rispetto in una fascia di prezzo nella quale un’offerta del genere non era ancora stata introdotta. A 699 euro, il prezzo di lancio del modello “core” gx800 da 40″, è difficile trovare un’alternativa per funzionalità offerte e il numero di standard HDR supportati. Per salire di qualità è necessario salire anche di prezzo, con la serie OLED offerta a partire da 1999 euro per il gz950 da 55″ fino ai 4499 euro per il 65″ gz2000.

L’evento era principalmente dedicato a all’immagine, ma spazio è stato dedicato anche all’esperienza uditiva. In una piccola sala spogliata, per simulare un comune soggiorno, della componentistica fonoassorbente, abbiamo avuto modo di provare la tecnologia Dolby Atmos sia attraverso gli altoparlanti del televisore che attraverso l’impiego di una Soundbar.
Anche in questo contesto è doveroso fare delle premesse, Atmos non è una tecnologia miracolosa, tantomeno se applicata agli altoparlanti di un televisore, ma il posizionamento virtualizzato dell’audio, in certi demo proposti, si è dimostrato convincente e apprezzabile.

Che dire, un plauso a Panasonic per la volontà di portare l’HDR vero nelle case di un numero sempre maggiore di consumatori, rivalutando una tecnologia che il mercato dell’high-end aveva quasi dimenticato e un ringraziamento a Dolby che ci ha ospitato nei suoi quartieri generali.