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Perché gli operatori non ci dicono quali città cableranno?

Perché TIM, Open Fiber e altri operatori TLC annunciano il numero delle città che cableranno e raramente svelano quali? O comunque lo fanno con il contagocce?Se lo domandano un po' tutti i desiderosi clienti. Appare come una sciatteria, una grave mancanza di rispetto nei confronti dei consumatori eppure i motivi sono intuibili. Cerchiamo di riflettere sulla risposta.

arrabbiato

La competizione tra TIM e OF

La prima considerazione è che per la prima volta dopo tanti anni di sviluppo rete stagnante è in atto una dura competizione tra due reali contendenti. TIM possiede e gestisce la maggior parte della rete nazionale; Open Fiber è l'unica realtà in grado di cablare in fibra fino agli appartamenti con costi minimi – grazie allo sfruttamento delle infrastrutture aeree e sotterranee di Enel. Non ci vuole uno zelante investigatore per comprendere che ogni annuncio è una pedina sullo scacchiere nazionale. Quindi, quale pazzo svelerebbe tutte le sue mosse millimetricamente all'avversario?

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TIM di fatto è presente su tutta la penisola, con una copertura FTTC del 67% della popolazione. Volendo potrebbe passare ad FTTH in ognuna di queste zone. Ovviamente stabilisce dove in relazione alla potenziale domanda e alle azioni di Open Fiber.

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Quindi di fatto adotta una marcatura mista a "uomo" e a zona. Ci sono territori remunerativi dove prima o poi sbarcheranno tutti, ma altri dove conviene intervenire solo se è il caso. È lunare immaginare che basti portare la fibra per fare cassa. Alcune zone non saranno mai remunerative. Perché? Semplicemente perché esiste ancora un 30% della popolazione che non va su Internet, nella maggior parte dei casi perché non interessa, non sa usarla e non sa cosa sia. Difficile che siano disposti a spendere 30/40 euro al mese per un abbonamento.

OCSE
Accesso e uso di Internet (OCSE)

Corretta quindi la decisione dello Stato di intervenire (bandi Infratel) là dove nessun operatore si sognerebbe di arrivare.

Open Fiber, dal canto suo, ha due vantaggi – si parla di piano nazionale, non di bandi Infratel. Il primo è che per cablare spende molto meno di qualsiasi avversario. Il secondo è cablare dove i suoi partner industriali (Vodafone, Tiscali, etc.) hanno manifestato interesse. Vendendo esclusivamente all'ingrosso può preoccuparsi un po' meno del destino dei suoi servizi, mentre TIM non solo deve valutare attentamente il ritorno di investimento ma anche considerare che per obblighi AGCOM deve consentire a chiunque di poter accedere alla sua infrastruttura e servizi. Quindi sa benissimo che potrà essere prime mover su un territorio ma non per molto.

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Non è un dettaglio da poco, perché è stato a lungo il freno alla diffusione della sua eVDSL2 a 200 Mbps (e superiore). Mentre Fastweb e Vodafone hanno iniziato a offrirla, TIM aveva bisogno di apparecchiature che ne consentissero la condivisione all'ingrosso. Oggi pare tutto risolto, ma comunque è stata costretta a un serio ritardo.

Permessi e strategia

Un altro problema di tutti gli operatori è legato ai permessi. Non tutti i Comuni sono solerti nel concederli. Senza contare poi le beghe condominiali per l'FTTH. I forum e i gruppi su Facebook dedicati alla fibra raccontano di assemblee condominiali che si oppongono ai lavori per svariati motivi. Insomma, annunciare esattamente in quali città si faranno lavori senza avere la sicurezza che tutto filerà liscio è un rischio.

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Alexis de Tocqueville parlava delle delusioni generate dalle aspettative crescenti, nel suo studio sulla Rivoluzione Francese. Un conto è sapere di essere lasciati al proprio destino e sperare nel futuro. Un conto invece è ottenere una promessa e poi vederla disattesa. Rabbia e proteste montano alle stelle. Provate a chiedere a coloro che sanno di avere magari un armadio sotto casa cablato in FTTC e vivono ancora con un'ADSL da pochi Mbps…

Un altro scoglio è quello della strategia commerciale in relazione alle offerte di connettività. Non è una bazzecola gestire le risorse a disposizione e valorizzarle al meglio. Come tutti ben sanno l'infrastruttura in rame è ormai ampiamente ripagata, mentre le transizioni a FTTC e FTTH richiederanno anni. Un vecchio cliente che passa a un nuovo servizio rende meno. Anche perché – e molti lo dimenticano – le tariffe italiane fibra sono abbastanza in linea con gli altri paesi comunitari mentre quelle a minori prestazioni sono più care. Un'impresa che bada ai conti cosa fa quindi? Cerca di conquistare la nuova clientela e ritarda un po' la transizione degli altri, a meno che sul territorio non via sia un concorrente diretto.

È un "gioco" di posizionamento e conquista. Là dove sono monopolista non c'è fretta. Nei mercati caldi invece reagisco. Si chiama competizione.

In sintesi, non si tratta di giustificare l'operato delle aziende di settore ma cercare di comprendere come si muovono. Ridurre al minimo lo stress da aspettative crescenti.


Tom's Consiglia

"L'antico regime e la Rivoluzione" di Tocqueville è un saggio illuminante sulla Rivoluzione Francese.