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Piacentini: tutti vogliono un governo digitale

In pochi minuti Diego Piacentini sottolinea l'importanza della digitalizzazione del governo, come qualcosa che va fatto a tutti i costi e che deve andare oltre gli schieramenti politici. Ricorda quanto è difficile superare e ammodernare la burocrazia, ma anche come gli Italiani siano drammaticamente impreparati al cambiamento. Chiama in causa proprio l'azione politica e governativa […]

In pochi minuti Diego Piacentini sottolinea l'importanza della digitalizzazione del governo, come qualcosa che va fatto a tutti i costi e che deve andare oltre gli schieramenti politici. Ricorda quanto è difficile superare e ammodernare la burocrazia, ma anche come gli Italiani siano drammaticamente impreparati al cambiamento. Chiama in causa proprio l'azione politica e governativa per la modernizzazione della scuola, come azione strutturale.

"Crede che il governo farà marcia indietro riguardo la trasformazione digitale dell'economia italiana?", chiede la giornalista di Bloomberg a Diego Piacentini, Commissario Straordinario per l'attuazione dell'Agenda Digitale. "Direi di no … ", inizia a rispondere l'ex dirigente Amazon.

"… il mio lavoro è incentrato sulla trasformazione digitale del governo, che è un grosso pezzo dell'economia […] tutti vogliono un governo digitalizzato. Non importa il colore politico, se vogliamo un governo come servizio, che funziona come si deve, che è efficiente, che faccia politiche misurabili devi digitalizzare". Piacentini ha cercato di fare proprio questo durante gli ultimi due anni. Andare oltre la burocrazia e la sua insita inefficienza, e introdurre un po' alla volta strumenti digitali che aiutino a rendere il governo un po' più simile a quello descritto in questa intervista.

"La burocrazia non ha colore politico. È sempre stata lì e ci sarà sempre, è un'eredità enorme. Si tratta ci contrastare quella tradizione, educarla, cambiare i processi. È un lavoro enorme, non è il lavoro di una sola persona. Serve una pianificazione continua per molti anni, altrimenti non si va da nessuna parte".

"Per questo, se c'è una cosa che deve passare da un governo all'altro qualsiasi sia il colore, è la trasformazione digitale. Se un governo decide che la trasformazione digitale va fermata perché a iniziarla è stato il governo precedente, è follia assoluta".

"I problemi fondamentali dell'Italia non sono legati a un colore politico, sono strutturali. Ciò che mi preoccupa di più è che in quest'epoca di trasformazione digitale ci si deve adattare velocemente alle nuove tecnologie, e anche se l'Italia è piena di persone incredibilmente sveglie .. la media, mi spiace essere diretto, non è abbastanza preparata".

"Se si guarda alle classifiche, abbiamo il minor numero di laureati STEM (Science, Technical, Engineering, Mathematical) in Europa. Questa è la tendenza che va cambiata. Ed è un cambiamento strutturale, che non puoi digitalizzare".

"È qui che entra i gioco la politica, la buona politica. Con investimenti sulla scuola e la formazione, nell'assunzione di più insegnanti e insegnanti più qualificati. E anche nel portare il settore privato ad aiutare quello pubblico. Ci dovrà essere un modo per portare le aziende private a interagire con il governo e viceversa, che non sia solo fare lobbying per il loro profitto".

L'intervista si chiude con una domanda sul futuro, in considerazione del fatto che l'attuale mandato del Team Digitale si chiude il prossimo 16 settembre e non è detto che Piacentini sarà confermato. Nel caso, "tornerò senz'altro negli Stati Uniti, ma non so che cosa farò. Sicuramente mi muoverò avanti e indietro tra Europa e USA, non sono mai stato tipo da restare fermo in un posto".

La decisione comunque pare che sia nelle mani dello stesso Piacentini, che eventualmente dovrà rapportarsi con il Sottosegretario alla PA Mattia Fantinati (M5S) e con Teresa Alvaro, recentemente salita alla guida di AGID, Agenzia per l'Italia Digitale, e nominata da Giulia Bongiorno (Ministra per la PA). Proprio Fantinati si è detto favorevole a una conferma, nell'ottica del completamento del piano triennale.

Se Piacentini restasse, allora con ogni probabilità porterà avanti lo stesso approccio visto con i governi precedenti. Diversamente, il Team Digitale sarebbe probabilmente ridimensionato in favore di una AGID dalla presenza più forte. Secondo quanto riportato da CorCom, in effetti, un'eventuale fuoriuscita di Piacentini non preoccupa più di tanto: la testata cita fonti interne al ministero secondo cui "l'intenzione è operare in discontinuità con quanto fatto dal precedente governo". Difficile dire già adesso se è proprio ciò di cui ha parlato Piacentini definendolo come "follia", o di un più ragionevole riassestamento. Non resta che attendere gli sviluppi.