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Plastica più resistente, ma solo se la maltratti

Duke University ha sviluppato un nuovo tipo di plastica che diventa più resistente in caso d'impatto. Sulla carta sembrerebbe una soluzione perfetta per smartphone, tablet e ogni genere di dispositivo portatile.

Il segreto di questa tecnologia si deve alla struttura molecolare del materiale. Come altre plastiche è per lo più composto da atomi di carbonio, ma in questo caso sono organizzati in una serie triangoli concatenati da atomi di bromo. In pratica il composto è in grado di trasformare l'energia "distruttiva" in "costruttiva".

La super plastica

Quando le catene di polimeri subiscono uno schock fisico si lacerano uniformemente da una parte senza però portare a una rottura completa. Anzi, a livello molecolare la struttura triangolare si allunga e consente la creazione di zone specifiche che agevolano nuovi legami – anche grazie al carbossilato. Il risultato è una resistenza meccanica più alta nelle zone di danneggiamento.

Si pensa ad applicazioni anche in campo medico, ad esempio per le protesi e i cuori artificiali.

D3O

Il prossimo obiettivo comunque è quello di fare in modo che il materiale, una volta esaurito lo stress fisico, ritorni alla morbidezza consueta. Sulla falsariga di quanto avviene oggi ad esempio con il D3O, una sorta di gomma adottata nel campo della sicurezza personale motociclistica. Le protezioni D3O normalmente sono morbide e flessibile, ma all'impatto sono in grado di indurirsi e dissipare velocemente l'energia, per poi ritornare nuovamente morbide.