e-Gov

Primi test sulle armature liquide

La ricerca tecnologica nel campo militare sembra ormai essere pronta a trasformare in realtà tutti i gadget, mezzi e dispositivi avanzati protagonisti indiscussi delle pellicole sci-fi. L'ultima novità si chiama "liquid armor", ovvero armatura liquida – tecnicamente shear thickening fluid (STF). Si tratta di soluzione anti-proiettile realizzata con un composto di silice sapientemente manipolato a livello molecolare con nanotecnologie. Rispetto ai tradizionali giubbetti utilizzati dalle forze armate, che sono fatti di kevlar rinforzato da placche di ceramica speciale, si distinguono per un certo "dinamismo" strutturale. Il materiale in questione si mantiene morbido e flessibile fino a quando non subisce un forte impatto, magari provocato da un proiettile o una granata.

L'esercito statunitense è convinto che la produzione in grande scala avverrà nel 2010. Allo stesso progetto sta lavorando anche la Gran Bretagna, per rispondere alle richieste del Ministero della Difesa che vuole completare il cosiddetto Future Infantry Soldier Technology project.

"Non possiamo ancora dire che la STF sia in grado di fermare ogni tipo di proiettile, ma abbiamo già riscontrato la sua capacità di migliorare la protezione a fronte di un minore peso rispetto ai materiali tradizionali", ha dichiarato Eric Wetzel, co-sviluppatore del materiale presso lo US Army Research Laboratory di Natick (Massachusetts).

Anche l'anglosassone d3o Lab di Hove (Sussex) ha realizzato una schiuma STF analoga, ma per uso consumer. In questo caso sono stati realizzati guanti da portiere, scarponi da snowboard e tute da sci capaci di irrigidirsi in relazione agli impatti. Ma il progetto statunitense, che vede la collaborazione della University of Delaware, comunque, è ben più avanzato. 

Le nanoparticelle di silicato del STF si muovo costantemente come un liquido, ma una volta contenute in una struttura di lattice sono capaci di aggregarsi per la durata di un qualsiasi impatto, per poi ritornare allo stato normale. I primi test si sono dimostrati incoraggianti: i giubbetti in STF hanno resistito a fendenti con il coltello, proiettili a bassa velocità e aghi ipodermici. In pratica, un risultato sufficiente per le esigenze della polizia e del personale carcerario.

L'obiettivo è quello di migliorare ulteriormente le capacità di assorbimento, per fronteggiare proiettili ad alta velocità e schegge di bomba.