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Privacy e libertà di espressione online difesi per legge

Un documento che garantisce i diritti civili su Internet, il Marco Civil, è stato firmato ieri da Dilma Rousseff (@dilmabr), presidentessa del Brasile, nella cornice del forum NetMundial Internet Governance – dove si sta discutendo su come gestire il governo della Rete in alternativa al modello attuale.

Oggi infatti Internet è praticamente nelle mani dei soli Stati Uniti, e per molti la situazione è ormai insostenibile. E per quanto il documento sia di fatto una norma solo brasiliana, la sua approvazione ha una risonanza che si sta facendo sentire in tutto il mondo.

Il Marco Civil (#marcocivildainternet) nasce con l'obiettivo di difendere la privacy e la libertà di espressione online, insieme all'importante idea di Neutralità della Rete. Qualcuno l'ha già ribattezzato la "costituzione di Internet": un documento che ha raccolto il consenso anche di Neelie Kroes (qui il suo commento) e Tim Berners Lee (@timberners_lee), che proprio poche settimane fa sottolineava come fosse necessario una Magna Charta di Internet.

Il Marco Civil è il risultato di almeno cinque anni di sforzi congiunti da parte di autorità di tutto il mondo (soprattutto EU e Brasile), ma negli ultimi mesi si è percepita una maggiore urgenza alla luce dello scandalo della sorveglianza globale a opera di Stati Uniti e Gran Bretagna, tramite le agenzie NSA e GCHQ.

Uno scandalo nato come sappiamo grazie ai documenti fatti trapelare da Edward Snowden, e che sta tra l'altro spingendo l'Europa e il Brasile anche alla realizzazione di un infrastruttura che sia più resistente a intrusioni da parte di NSA e simili.

Nel discorso che ha accompagnato la firma Rousseff ha sottolineato l'approccio collaborativo che ha portato alla nascita del documento, che contiene tra l'altro "regole chiare sulla rimozione di contenuti da Internet" – un aspetto sul quale si è dibattuto moltissimo. "Ogni raccolta di dati andrebbe fatta solo con il totale accordo delle parti coinvolte" ha affermato la presidentessa.

Vale la pena ricordare che la Rousseff è stata una delle autorità spiate da Washington, a quanto pare per motivi commerciali e politici del tutto slegati dalla lotta al terrorismo. Un fatto che l'ha fatta andare su tutte le furie, spingendola a guidare questa nuova crociata in favore un governo di Internet che sia davvero di tutti – e non solo degli "yankee".

Tra il pubblico, fa notare Kieren McCarthy per The Register, c'erano persone con la maschera di E. Snowden e cartelli che recitavano "siamo tutti vittime della sorveglianza". In ogni caso il Marco Civil non è un manifesto contro la sorveglianza, trattata solo in qualche riga, ma soprattutto una dichiarazione in favore di privacy e libertà di espressione, come abbiamo scritto in apertura.

Il mondo applaude

Non si tratta però di un documento vincolante – tranne che per il Brasile appunto – e non ci sono ragioni per credere che lo diventerà in tempi brevi. Anzi è più probabile che alcuni governi, a cominciare proprio dagli Stati Uniti, vi si opporranno apertamente. Resta comunque un documento importantissimo che, speriamo, farà da guida per altre iniziative simili in tutto il mondo. Di certo ne abbiamo bisogno.