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Privacy sospesa per i dati bancari? Sì, ma solo per pochino

Il controllo da parte dell'Agenzia delle Entrate delle transazioni finanziarie e operazioni bancarie dei cittadini è ai limiti delle norme sulla privacy. Secondo il presidente Pizzetti dopo l'emergenza bisognerà ritornare a una forma meno invasiva di controllo. Intanto il gran capo dell'Agenzia delle Entrate svela che nessuno ha capito una mazza.

Il diritto alla privacy di fatto sarà sospeso quando le banche e gli istituti di credito inizieranno a trasmettere i dati finanziari degli italiani all’Agenzia delle Entrate. Questo il parere del Garante Francesco Pizzetti, che in una lunga intervista con Il Sole 24 Ore ha espresso la sua opinione (ufficiale?) sull’articolo 11 del decreto salva-Italia.

Una volta terminata l’emergenza, che spero sia breve e di successo, si deve però fare un passo indietro e tornare a una forma meno invasiva di controllo”, ha esordito Pizzetti. Così scopriamo che il diritto alla privacy, sempre più centrale nel dibattito sullo scambio di dati digitali, è una materia malleabile che si adatta alle circostanze e alle stagioni. La sicurezza delle banche dati e la tipologia di informazioni sembrano contare relativamente, se il fine è “nobile”. Il dibattito appare secondario.

Francesco Pizzetti

“Potenzialmente la norma chiede agli operatori di trasferire all’Agenzia tutti i movimenti registrati. Anche l’acquisto di 30 euro effettuato al supermercato con carta di credito”, ha continuato il Presidente. “Una massa di notizie in grado di attuare un controllo comportamentale dinamico, perché realizzato periodicamente. Per chi deve tutelare la riservatezza si tratta di un salto notevole. L’Agenzia non saprà soltanto che ho un conto corrente, ma anche quali movimenti effettuo. È la stessa differenza che passa tra il sapere che possiedo un’automobile e conoscere come e quando la guido”.

Insomma, una bomba sporca, che però sembra non destare preoccupazione perché si attende ancora il provvedimento del direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, da presentare al Garante. “Al momento non ci sono stati contatti su questo specifico punto. Si tratta di una valutazione articolata, perché l’Agenzia dovrà stabilire che tipo e quante informazioni acquisire (e su tale base andranno poi tarate le misure di sicurezza), con quali modalità, chi vi potrà accedere. Ritengo, però, che si debba lavorare non solo sul destinatario dei dati, ma anche sui mittenti. Si dovrà, per esempio, stabilire se l’invio va effettuato a livello centrale o se devono provvedervi le varie filiali degli istituti di credito, con quali modalità trasferire le informazioni, con che sistemi sistemi proteggerle”.

Si chiude una stagione

Anche se il decreto ha stabilito la data della rivoluzione per il primo gennaio, il trasferimento delle informazioni dagli operatori finanziari all’Agenzia inizierà solo quando saranno stabilite le regole. Già, ma c’è da pensare che una volta trovato l’accordo l’applicazione sarà retroattiva. 

Per Pizzetti siamo in emergenza, un po’ come negli anni di Piombo, quando inquirenti e magistratura poterono approfittare di margini di manovra più ampi. “[…] una situazione eccezionale, che poi ebbe un termine. Altrettanto auspico, come Garante e come costituzionalista, che accada nella lotta all’evasione”, ha concluso.

Tempi bui insomma, ma anche in questi momenti è importante saper cogliere un lampo di Sole. Divertentissima la battuta finale al Fatto Quotidiano di Luigi Magistro, il direttore centrale dell’accertamento all’Agenzia delle Entrate

Gli uomini dell’Agenzia – Clicca per ingrandire

L’estratto conto non ci serve a niente. A noi servono le movimentazioni accorpate, il totale di dare e avere dell’anno. Le banche ci vogliono mandare gli estratti conto perché sono già pronti, ma io voglio il dato elaborato per andare a incrociarlo con il reddito dichiarato“. 

“Se c’è discrepanza per me si accende la lampadina. Ma io non vado a curiosare nell’estratto conto. Tutti i discorsi sulla privacy che si sono sentiti non hanno fondamento. Io sono napoletano, a Napoli si dice: Si parla a schiovere, cioè ognuno parla senza sapere una mazza e senza chiederci spiegazioni“.

Ricordo ancora un incontro con il Dottor Pizzetti qualche anno fa a Torino, presso la sede dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Alla domanda sul rapporto tra la privacy e il Web, nonché i dati digitali, rispose volgendo gli occhi al cielo. “Ah, lasci stare. È complicatissimo. Stiamo ancora valutando”.

Vorrei concludere con una viva preoccupazione che esula da questo specifico contesto. Se la privacy può essere trattata come una banderuola, è possibile che si possa arrivare un giorno a giustificare leggi come la SOPA, oppure qualsiasi tipo di sopruso per la lotta alla pirateria?

Ledere un diritto oggi su una cosa che magari ha implicazioni presumibilmente giuste non è comunque un rischio per il domani?