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Protesi robotica a controllo mentale, ecco il cyborg beta

Per la prima volta una protesi robotica è stata collegata al sistema nervoso.

Per la prima volta al mondo un paziente ha una gamba artificiale robotica che si può muovere e controllare con stimoli cerebrali. O in altre parole una protesi a controllo mentale. Merito del dott. Todd Kuiken e dei suoi colleghi al Rehabilitation Institute of Chicago (Illinois), che nel 2006 decisero che preservare i nervi durante un'amputazione.

Quelle stesse terminazioni nervose, ancora perfettamente funzionanti sono state collegate a una protesi robotica. Il paziente può usarla per camminare, fare le scale e tante altre cose; una vita normale, priva solo delle attività più complesse.

La procedura prende il nome di TMR (targeted muscle reinnervation), ed è la prima volta che si applica a una gamba – era già stata sperimentata con un braccio. Per alcuni mesi i nervi sono stati collegati ad altri muscoli, così che il paziente potesse abituarsi a usarli in un modo nuovo, e prepararsi così alla protesi.. Successivamente è giunto il momento di collegare l'arto robotico.

Quest'ultimo è un sistema piuttosto complesso, che combina articolazioni, motori e sensori di diverso tipo. Può "imparare" come comportarsi in diversi contesti, e si può affermare che si tratta di una protesi intelligente. In effetti funziona già discretamente anche senza il collegamento neurale.

E però le prestazioni, secondo Kuiken, potevano migliorare con le informazioni provenienti dal nervo sciatico in forma di segnali elettrici. Dopo la fase di addestramento si è ottenuta una precisione del 98% senza errori critici (che potrebbero far cadere il paziente, per esempio). 

 

"Ci sono molte cose che si possono fare con i sensori, ma a un certo punto hai bisogno di sapere quali sono le intenzioni dell'utente – quando vuole passare dalla corsa alla camminata, o salire le scale" ha commentato Michael Goldfarb (Vanderbilt University, Tennesse), "questi segnali elettrici ci danno l'informazione aggiuntiva su cui lavorare".

"Questa nuova generazione di gambe robotiche è molto più capace rispetto a tutto ciò che abbiamo visto in passato. Possono fare praticamente tutto ciò che può fare un arto sano", ha aggiunto con soddisfazione Goldfarb.

Il corollario di quest'ultima affermazione è che le future protesi robotiche potranno fare più di un arto sano, rendendo in pazienti in qualche modo più capaci di un essere umano sano. Ha dell'incredibile, ma dopotutto il percorso che ci porta verso il cyborg, o l'umano potenziato, sembra inevitabile.