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Quando l’escape room entra in una scatola!

Il fenomeno delle escape room ha preso piede in Italia ormai da diversi anni, con aperture frequenti e sempre nuove idee per diversificare un’offerta che per sua natura purtroppo non è ripetibile: anche se mi sono divertito moltissimo nel tentare di scappare dalla cantina del serial killer, non posso rigiocare quello scenario sapendo esattamente quali indovinelli risolvere e quali enigmi superare.

Anche il mondo dei giochi da tavolo ha iniziato ad attingere a questo filone e negli ultimi anni ha saputo proporre sul mercato diverse proposte di qualità, adattando il meccanismo della escape room “dal vivo” alle esigenze del boardgame. I prodotti proposti nella maggior parte dei casi risultano essere dei giochi collaborativi nei quali si è chiamati ad interagire con carte speciali che rappresentano e sostituiscono location ed oggetti tipici delle escape reali, elementi che risultano indispensabili per risolvere i vari enigmi e permettere ai giocatori di “uscire dalla stanza” e vincere il gioco.

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L’assenza di limiti “spaziali” e scenografici permette a queste trasposizioni su tavolo di poter ambientare il gioco davvero ovunque partendo dai laboratori scientifici passando da castelli e casinò sino ad arrivare a treni nel Far West o case infestate.

Tante proposte, tre filoni principali

Oggi sul mercato italiano si trovano tre diverse proposte di escape room, che al di là delle ambientazioni e degli enigmi si differenziano più di quanto si possa immaginare.

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Stiamo parlando di Deckscape, ad oggi composta da tre scenari acquistabili e giocabili indipendentemente (L’Ora Del Test, Furto A Venezia e Il Destino Di Londra, autori Martino Chiacchera e Silvano Sorrentino, sviluppato e distribuito da DVgiochi); Unlock!, anche qui tre scatole acquistabili ad oggi contenenti tre avventure ciascuna, per un totale di nove missioni quasi tutte scollegate fra loro e comunque giocabili singolarmente, a difficoltà variabile (Escape Adventures, Secret Adventures e Mystery Adventures, autori vari, edito dai francesi SpaceCowboys e in Italia distribuito da Asmodee); ed Exit: che a oggi vede tradotti sul mercato italiano sei diversi scenari più due di prossima distribuzione, acquistabili singolarmente, totalmente indipendenti e a difficoltà variabile (La Baita Abbandonata, L’Isola Dimenticata, La Base Nei Ghiacci Artici e Il Castello Proibito, autori Inka e Markus Brand, editore Kosmos, distribuito in Italia da Giochi Uniti). Le avventure a vostra disposizione per provare questa tipologia di gioco sono quindi ben venti: avete ampia scelta. Ma con che criteri scegliere un prodotto rispetto ad un altro?

I punti in comune

I tre prodotti sono molto simili come prezzo: Deckscape costa 10,90 euro per una avventura, Unlock 29,90 euro con tre avventure a scatola ed Exit 14,90 euro ad avventura risultando quindi il più caro, oltre che l’unico non rigiocabile in quanto la risoluzione di alcuni degli enigmi proposti prevede infatti di modificare fisicamente i materiali di gioco tagliandoli o scrivendoci sopra, rendendo quindi il gioco irripetibile anche con gruppi diversi.

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In tutti e tre i casi la spesa per partita risulta essere nettamente più economica rispetto a quella di una serata passata in una vera escape room, che costa in media venti euro a partecipante e quando il tempo finisce, finisce davvero. In queste trasposizioni da tavolo se si gioca in quattro la cifra da spendere a testa è di tre/quattro euro: per una singola esperienza di gioco ed inoltre se si va lunghi con i tempi si può comunque concludere il gioco senza problemi ma accumulando alcuni malus sul punteggio finale che va a definire quanto “bravi” si è stati a risolvere gli indovinelli.

Il target di tutti i prodotti è indicato dai dodici anni in su ed effettivamente per apprezzare (e risolvere) questo tipo di gioco serve un certo background culturale e anagrafico. In compenso sono titoli che possono coinvolgere persone che non hanno mai giocato da tavolo, anche sopra i sessanta anni.

regolamenti sono affini, per semplicità e immediatezza, e anche se il meccanismo di gioco può variare lo si impara in meno di cinque minuti.

Tutti e tre i titoli sono costituiti da mazzi di carte, illustrati in modo chiaro e stampati con cura. Tutti e tre sono giocabili ovunque senza richiedere tavoli di grandi dimensioni o particolari accorgimenti. Spesso in Unlock! (e talvolta in EXIT) ci sono indizi nascosti nelle illustrazioni delle carte: una trovata che personalmente ho apprezzato, ma che ha infastidito diversi giocatori.
In tutti e tre i casi, comunque, ritengo che il numero ottimale di player sia due. In quattro o più è necessario un continuo passaggio di carte (o una divisione degli enigmi da risolvere, se preferite) che rallenta il gioco e diminuisce il coinvolgimento.

Le differenze

Come già accennato, le differenze sono più marcate di quanto si possa supporre.
Le meccaniche di gioco sono parecchio diverse: Deckscape propone diversi enigmi da risolvere, una volta concordata una soluzione si gira la carta e si controlla: se si è indovinata la risposta si prosegue, altrimenti si avanza comunque ma segnando un malus che influirà sul punteggio finale.

Unlock! è più articolato: le carte sono numerate sul dorso e sono di diversi colori, in genere si devono combinare carte rosse e carte blu per ottenere il numero della carta successiva e proseguire. Il gioco si avvale di una app che scandisce il tempo, fornisce indizi e permette di inserire codici numerici quando richiesto. Va da sé che ogni codice errato prevede penalità in termini di tempo. È quindi evidente che è molto più facile arenarsi giocando ad Unlock! che a Deckscape. Questo però non è un pregio né un difetto. Semplicemente dipende da che tipo di esperienza volete.

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Personalmente fra i due ho avuto più feeling con l’approccio di Unlock! In quanto l’ho trovato più simile alle escape room reali: spesso non sai come e quando ti serviranno gli oggetti che trovi; puoi perdere tempo a tentare di incrociare oggetti scollegati, o inchiodarti su enigmi che non riesci a capire. Può essere frustrante, ma fa parte del gioco.

EXIT infine è simile a Deckscape ma più articolato. Nella scatola oltre al regolamento, troviamo un libretto di appunti che ci aiuteranno nella risoluzione degli enigmi, alcuni oggetti misteriosi il cui utilizzo apparirà chiaro durante la partita (in particolare un disco rotante composto da 4 elementi, fondamentale per la risoluzione degli enigmi), un mazzo di carte da dividere in tre gruppi: “enigmi”, “soluzioni” e “suggerimenti”. Di volta in volta si dovrà prendere la carta relativa dal giusto mazzo, e se necessario guardare i “suggerimenti”. Questo permetterà di modulare l’esperienza e renderla a propria discrezione facile o complessa.

Sicuramente uno dei punti di forza di questo titolo, che risulta più impegnativo e stimolante di Deckscape e al tempo stesso meno punitivo di Unlock.

Il tempo passa

Veniamo a uno dei temi cruciali: la gestione del tempo. Nelle escape siamo abituati ad avere sessanta minuti che scorrono inesorabilmente all’indietro. Alcune volte visualizziamo il cronometro, altre volte no. Al tavolo la tensione è mitigata dal fatto che se il tempo finisce… si può continuare a giocare fino alla soluzione.

In Deckscape si tiene conto del tempo ma senza vederlo scorrere: semplicemente all’inizio e alla fine si guarda l’orologio, per avere un’idea dei minuti impiegati. Gli eventuali errori non bloccano, ma influiscono sul punteggio finale, assieme al tempo. I più bravi finiranno entro sessanta minuti e senza errori, ma questo non condizionerà più di tanto la piacevolezza dell’esperienza.

Anche EXIT chiede di far partire il tempo quando si inizia, e di fermarlo quando si ha finito.
Il tempo impiegato e la quantità di suggerimenti usati darà il voto/punteggio al gruppo di gioco, da zero a dieci stelle. Non c’è un timer che ti pressa, non c’è urgenza.

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In Unlock! invece è la app che gestisce il tempo, che scorre a ritroso sul display, partendo dai classici sessanta minuti (in alcune avventure più complesse i minuti sono novanta). Ogni errore fa scalare il tempo di alcuni minuti (in genere tre). Anche qui, però, quando il countdown finisce si può comunque terminare la partita, ma il punteggio (da zero a cinque stelle) ne risentirà inevitabilmente.

Sulla gestione del tempo la mia preferenza va nettamente ad Unlock!: vedere il tempo che scorre e si assottiglia è per me una parte fondamentale dell’esperienza dell’escape room.
L’ambientazione

La storia è spesso un punto dolente delle escape room “fisiche”: trame e ambientazioni sono spesso posticce e marginali, e tutto si risolve in una concatenazione di enigmi a soluzione spesso numerica. Trasformando la stanza in un mazzo di carte, far vivere l’ambientazione è ancora più difficile. In Deckscape l’ambientazione è piuttosto labile nella prima avventura (il laboratorio di uno scienziato) mentre migliora nelle successive.

In Unlock! e in EXIT varia parecchio da avventura ad avventura: in alcune è più riuscita, in altre meno. Ad Unlock! il merito di avere osato di più, proponendo oltre alla classica stanza/casa/castello da cui uscire anche scenari da avventura grafica come i due episodi del professor Noside, evidenti omaggi al mitico “Day of the tentacle”, o le escape ispirate a romanzi come “Ventimila leghe sotto i mari” e “Il mago di Oz”. Nel complesso funzionano, senza essere capolavori, va detto.

Conclusioni

Aggiungo un ultimo elemento estremamente soggettivo: la qualità degli enigmi. Alcuni amano enigmi complessi, altri più semplici: non per questo un enigma semplice è meno bello o meno riuscito. E anche la complessità varia a seconda della percezione e della preparazione dei giocatori. L’unico dato oggettivo che mi sento di dare è che mediamente i Deckscape sono più facili da risolvere, mentre gli altri due raramente si possono finire in un’ora. Anzi, senza ricorrere a indizi e suggerimenti si può anche superare l’ora e mezza di gioco. EXIT in particolare è l’unico a indicare il livello di difficoltà sulle confezioni: le prime tre avventure uscite erano semplici (ma nemmeno tanto), poi si è passati al livello Pro e a quello Avanzato.

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Le tre tipologie di escape room da tavolo presenti oggi sul mercato italiano sono valide, ben realizzate e ben riuscite: possono esserci singole avventure meno belle, qualche enigma che non torna, ma nel complesso il gioco funziona, diverte, coinvolge e appaga.
Le differenze che mi auguro di aver evidenziato dovrebbero aiutarvi a capire quale gioco fra Deckscape, Exit e Unlock! sia il più adatto a voi e al vostro gruppo. Buon gioco.