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Quanto è corta la memoria digitale?

La direttrice della prestigiosa British Library, Lynne Brindley, lancia un curioso allarme, legato alla rapida obsolescenza della tecnologia. I dati digitali diventano velocemente illeggibili, e quindi il lavoro di archiviazione si converte, altrettanto in fretta, in tempo perso.

Un esempio? Nel 1986 la BBC mise in cantiere l'ambizioso progetto Doomsday, per catalogare la storia della Gran Bretagna. Furono usati videodischi da 12 pollici, che già quattro anni dopo erano superati, tanto da costringere i tecnici a salvarli su nuovi supporti usando l'unico player sopravvissuto. Lynne Brindley dice che c’è lo stesso pericolo per i dati che viaggiano sul web.

Le risposte possibili sono tante, ma nessuna rappresenta una soluzione definitiva. C'è Microsoft Virtual PC, che permette di emulare i SO del passato, per esempio. Oltre a non dare garanzie, richiede all'utente una competenza che non è per nulla scontata.

Lo stesso vale per i dati personali, immagini, email, documenti di vario tipo. Alcune email, come quelle scambiate tra capi di Stato o altri personaggi influenti, sono, per esempio, tenute in grande importanza dalla British Library, che le conserva con cura.

In altre parole, è possibile che tra qualche anno le centinaia di TB di dati che sono stati conservati con cura e passione vadano riscritti con codici diversi. Quanto può durare? Che cosa dovranno fare gli archeologi digitali del futuro, per conoscere quello che succedeva nel remoto 2008.

Forse noi potremmo dargli una mano, lavorando più attentamente alla compatibilità.

Ringraziamo Pino Bruno per l'articolo.