Spazio e Scienze

Quanto fa risparmiare il razzo riutilizzabile di SpaceX?

Lo scorso 8 aprile abbiamo assistito alla storica missione di rientro e atterraggio del razzo Falcon 9 di SpaceX sulla nave drone Autonomous Space Drone Ship (ASDS). Un successo atteso che rientra nel quadro di esplorazione spaziale dell'azienda di Elon Musk, che prevede di riutilizzare il primo stadio dei razzi per rendere più accessibili le missioni dal punto di vista economico.

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Come previsto, quando è calato il sipario mediatico sulla missione, il Falcon 9 è stato portato al Kennedy Space Center per eseguire i test che certifichino la possibilità di usarlo per le prossime missioni. I risultati dei test non sono ancora stati resi pubblici. In precedenza Musk aveva ventilato l'ipotesi di reimpiegare i razzi entro tre o quattro mesi dal rientro, tempo necessario per le verifiche e la sostituzione delle parti danneggiate.

Il Presidente di SpaceX Gwynne Shotwell aveva dichiarato che riutilizzare il primo stadio dei razzi consentirebbe di tagliare i costi di lancio di circa il 30 percento, il che renderebbe i trasporti di SpaceX un'opzione ancora più conveniente per i clienti.

Come vi avevamo accennato qualche tempo fa tuttavia ci sono delle perplessità al riguardo. Giovanni Sylos Labini, Chief Executive Officer di Planetek Italia, ci aveva spiegato in un'intervista che "la sfida è fare in modo che riusare il primo stadio (che è quello più pesante e più costoso) non costi di più che usare un primo stadio nuovo. C'è un po' di scetticismo nell'ambiente su questo tema perché alcuni sostengono che possa non essere così conveniente. Bisogna infatti caricare chili di carburante in più (necessari per attivare i motori che rallentano la discesa – ndr) che quindi si sottraggono al lancio principale e c'è un appesantimento del primo stadio dovuto agli strumenti necessari per consentirgli di atterrare in maniera integra. È inoltre da calcolare il danneggiamento che comunque segue al lancio. Nel complesso l'operazione potrebbe non essere di successo, ossia non essere più conveniente in termini economici".

In prima linea è l'opinione di Dan Dumbacher, ex vice amministratore NASA, il quale in un'intervista precedente all'8 aprile aveva spiegato che anche gli SSME (i motori principali dello Space Shuttle) erano riutilizzabili. L'agenzia tentò di renderli riutilizzabili per 55 voli, ma erano necessari troppi soldi (e tempo) per ottenere questo risultato.

È proprio per questo motivo che Spacenews ha approfondito l'argomento cercando di fare i conti in tasca all'azienda di Elon Musk con il supporto delle informazioni raccolte da Jefferies International LLC. Ricordiamo infatti che SpaceX è una società privata, non quotata in borsa, quindi non ha l'obbligo d'informare il pubblico sui suoi conti.

Partendo dalla dichiarazione di Gwynne Shotwell, Jefferies ha calcolato che il costo di lancio dovrebbe passare dagli attuali 61,2 milioni di dollari a 42,8 milioni di dollari. Il maggiore contraente di SpaceX è al momento la lussemburghese SES, che ha più volte sottolineato di essere disposta ad essere il cliente inaugurale per il primo volo con il secondo stadio "di seconda mano". Per questa missione sarebbe disposta a spendere attorno ai 30 milioni di dollari.

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Secondo Jefferies, si può supporre che SpaceX incassi un margine lordo del 40 percento rispetto al prezzo di 61,2 milioni di dollari per un lancio del Falcon 9, il che vorrebbe dire una spesa onnicomprensiva (incluso il carburante, che ha un costo compreso tra 200.000 e 300.000 dollari) di 36,7 milioni di dollari.

A questo bisogna aggiungere che secondo Elon Musk il primo stadio pesa per circa il 75 percento del costo totale del veicolo. Se la stima del margine lordo del 40 percento fosse corretta, significherebbe un costo complessivo del primo stadio di 27,5 milioni di dollari.

Tenuto conto di una divisione del 50% del risparmio fra l'azienda produttrice e i clienti, e di una riduzione complessiva del costo dei Falcon 9 del 21 percento, ecco il calcolo approssimativo di un costo pari a 48,3 milioni di dollari. Se invece SpaceX cedesse ai clienti il 100% del risparmio il prezzo scenderebbe a 37 milioni.

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Questa non è l'unica questione, visto che ce n'è un'altra di grande importanza. Secondo Musk il motore del primo stadio potrebbe essere riutilizzato decine di volte – ma non ha dato un numero indicativo. Jefferies calcola che al massimo si potrebbe riciclare per 15 volte. Questo dato, che non è chiaro, sarebbe di fondamentale importanza ai fini dei calcoli perché determinerebbe in ultima analisi l'entità del risparmio.

Per capire meglio basta dare un'occhiata alle stime dell'europea Arianespace, secondo cui è proprio questo il fattore che costituisce il potenziale colpo di grazia per ogni tentativo di riutilizzare i suoi razzi Ariane. L'amministratore delegato Stephane Israel ha spiegato che stando alle valutazioni europee di riusabilità, per trarre dei vantaggi sui costi, un razzo parzialmente riutilizzabile dovrebbe poter essere reimpiegato per 35-40 lanci all'anno.

Il problema che si prospetta quindi è il seguente. Anche ammesso che sia economicamente conveniente recuperare il primo stadio, per raggiungere un risparmio sui costi che si traduca in consistenti sconti ai clienti occorre un tasso di lancio molto elevato, che è fuori portata per l'Europa. Al momento infatti gli unici Paesi che effettuano o hanno in programma un elevato numero di lanci sono Stati Uniti e Cina. E anche in questi casi non è garantito che il ritmo sarà abbastanza elevato da far chiudere il business in attivo.

Lo scenario che si apre potrebbe essere quello di una forte concorrenza extraterritoriale, con fornitori di lanci che cercano di accaparrarsi il maggior numero di clienti possibili dentro e fuori del paese in cui operano, proponendo forti sconti per scavalcare la concorrenza e aggiudicarsi le commesse. Senza puntare sui guadagni, almeno inizialmente.