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Recupero della Concordia: le tecnologie meteo sono italiane

Pagina 1: Recupero della Concordia: le tecnologie meteo sono italiane

Oggi sono iniziate le operazioni di recupero della Costa Concordia all'isola del Giglio. L'attenzione è tutta puntata sul relitto e sull'operazione di parbuckling, ossia sul raddrizzamento del relitto, in cui sono impegnate 500 persone. Ci vorranno oltre 600 milioni di euro per far ruotare il relitto, lungo 290 metri e dal peso di oltre 114 mila tonnellate, con un'operazione mai eseguita prima.

Imperative per la riuscita sono le condizioni meteo e marine, per le quali sono scesi in campo gli scienziati e ricercatori del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e gli esperti meteo della Regione Toscana, uniti nel Consorzio Lamma.

Costa Concordia

Un capitolo tutto italiano della triste vicenda legata alla Concordia, che prevede l'uso sia di tecniche ormai rodate e conosciute, sia di strumentazioni del tutto nuove e in qualche caso sperimentali, per la maggior parte realizzate in Italia.

Come ci ha spiegato il professor Bernardo Gozzini, direttore del Consozio Lamma, sono stati messi in campo 2 stazioni meteorologiche, 1 mareografo, 1 radar marino (attualmente in fase sperimentale), 1 radar meteorologico per il rilevamento della pioggia (installato presso l'Isola d'Elba), i satelliti (canale visibile e infrarosso), i radar pluviometrici nazionali, sensori per il rilevamento dei fulmini e boe ondametriche.

I dati incrociati di tutte queste postazioni consentono all'esperto in loco di calcolare le previsioni meteo valevoli per una finestra di tempo sufficiente allo svolgimento delle operazioni di parbuckling che hanno preso il via questa mattina. Per seguirle in diretta potete vedere le immagini trasmesse in tempo reale da Repubblica.it.

Nel dettaglio, il lavoro del Consorzio Lamma inizia con una fase osservativa del tempo in atto, che avviene mediante le stazioni meteo, che dispongono dei sensori per rilevare parametri come vento, temperatura, pioggia, umidità dell'aria, pressione.

"All'isola del Giglio è stato poi installato un mareografo, ossia un rilevatore dell'altezza del mare, del livello del mare in base alla marea. È stata poi installata una boa ondametrica, che indica l'altezza, la direzione e il periodo dell'onda, che sono le tre caratteristiche principali che servono per identificare l'andamento dell'onda. Si tratta di uno strumento rodato, che ha una buona accuratezza nel rilevamento dei dati" spiega Gozzini.

"Il radar marino è un radar particolare in banda X che rileva le increspature del mare e fornisce indirettamente un valore relativo al moto ondoso che dà informazioni sulle correnti superficiali ed eventuali riversamenti di sostanze chimiche che vanno a interferire con la superficie marina. Si tratta di una tecnologia innovativa in fase di sperimentazione da diversi mesi. Fornisce valori areali che interessa una superficie estesa, al contrario di quelle della stazione che riguardano un punto fisso ben preciso. È coprodotto da RemOcean, azienda italiana fondata nel 2010, frutto della collaborazione decennale fra l'Istituto IREA-CNR di Napoli e l'INSEAN di Roma. Usa radar che già esistono in commercio ma li ha usati in modo tale da riuscire a rilevare il moto ondoso".

Per quanto riguarda la modellistica, si sta usando un modello statunitense che gli scienziati del CNR hanno adeguato alla situazione particolare della Regione Toscana.