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Regolamento antipirateria: abbatte fringuelli col bazooka

Il Regolamento antipirateria fa acqua là dove era stato preventivato. Associazioni dei consumatori e di categoria avevano avvertito l'AGCOM del rischio, ma il Presidente Cardani ha deciso comunque di tirare dritto. Con questa mossa ha ottenuto almeno due risultati: l'Italia ha un qualche regolamento al pari degli altri paesi e dopo 25 anni è uscito dalla black list (Special 301) della pirateria mondiale redatta dall'Office of United States Trade Representative (USTR).

Guido Scorza, l'avvocato IT che fra i primi si è battuto contro il regolamento, oggi su Il Fatto Quotidiano spiega che quattro dei primi cinque provvedimenti si sono concentrati proprio nei confronti di piattaforme di indicizzazione di file Torrent. In pratica sono stati segnalati singoli file illegali e per via di come è stato congegnato il regolamento (nel caso i server siano all'estero) è scattato il blocco degli interi siti.  

Forza deterrente

"L'Autorità accerta, sostituendosi ad Giudici, il carattere illecito della pubblicazione di alcuni contenuti e non dell'intera attività svolta su una piattaforma web – cosa che, tra l’altro, i segnalanti non le chiedono di fare, né sarebbero legittimati a chiederle di fare – ma si vede poi costretta, dalle proprie stesse regole, a disporre la chiusura dell’intera attività come se quest’ultima potesse davvero ritenersi integralmente pirata", scrive Scorza.

In pratica si vorrebbe fare un intervento chirurgico ma a disposizione c'è solo un bazooka. La questione di fondo, come puntualizza l'avvocato, è che basta una piccola violazione per bloccare un intero sito. Tradendo nei fatti "persino uno dei principi fondamentali fissati dalla stessa Authority nel regolamento ovvero quello secondo il quale l’Autorità avrebbe agito esclusivamente dietro segnalazione degli aventi diritto".

La speranza è che l'AGCOM regoli meglio ogni meccanismo. E dismetta le armi pesanti.