e-Gov

Regolamento smart working: come lavorare a distanza dopo l’ultimo DPCM

Logo Diritto Informatica

Anche se è diventato comune parlare di smart working solo da un anno a questa parte, la legge sul lavoro agile è nata molto prima dell’emergenza coronavirus. Tuttavia, il regolamento dello smart working prevede vari passaggi da effettuare per attivarlo, passi che durante la fase di emergenza sarebbe stato difficile riuscire a finalizzare per le migliaia di lavoratori che si sono ritrovati da un giorno all’altro a lavorare da casa.

Così il governo ha deciso di deliberare dei metodi più efficaci per velocizzare il processo: nasce così lo smart working semplificato.

Smart working semplificato: come è nato e perché

La normativa prevede che, per introdurre il lavoro agile in azienda, il datore di lavoro debba comunicare al ministero del Lavoro e delle politiche sociali gli accordi individuali di smart working con i singoli dipendenti che devono lavorare a distanza. Quando si parla, invece, di smart working semplificato, è sufficiente darne comunicazione, senza allegare alcun accordo con il lavoratore, rendendo la procedura decisamente più facile e veloce.

Questa disposizione è stata attuata dal Governo per rispondere all’emergenza coronavirus, ormai un anno fa, e, dopo la proroga dell’ultimo dpcm, la scadenza è prevista per il 30 aprile 2021.

La scelta di semplificare la procedura di attivazione dello smart working è nata dall’esigenza di velocizzare l’introduzione di questa modalità di lavoro nelle aziende, constatando che l’iter ufficiale dell’accordo individuale con i lavoratori sarebbe stato troppo complesso da gestire durante la fase emergenziale.

Il lavoro agile è nato per aumentare la flessibilità e la produttività all’interno dell’organizzazione che lo adotta. In più, è ben visto dalla maggior parte dei lavoratori per i molti vantaggi che si possono trarre dallo svolgere l’attività professionale al di fuori dal classico ambiente di lavoro.

Il coronavirus ha dimostrato a tutti che la presenza fisica ogni giorno di tutti i lavoratori in ufficio è un’esigenza ormai superata e, al di là di ogni aspettativa dei datori di lavoro, questo strumento ha permesso per lo più di aumentare il business aziendale.

Tuttavia, quello che si è visto in questi mesi non è il lavoro agile come lo si deve intendere dalla sua definizione, ma è stato più un “telelavoro”.

Il vero smart working, infatti, rappresenta una filosofia d’impresa che vuole garantire maggiore autonomia e flessibilità ai lavoratori, dal punto di vista degli orari e degli spazi da utilizzare, mettendo da parte l’idea della postazione fissa in ufficio per ogni lavoratore e aspirando a un ideale di praticità e dinamicità.

Quindi, lo smart working sarebbe nato per garantire due risultati: la soddisfazione del lavoratore e quella del datore di lavoro.

Cosa bisogna fare dopo l’ultima proroga

Quello che succederà dopo il 30 aprile 2021 non è ancora chiarissimo, soprattutto se si considera che ci troviamo in una situazione che evolve giorno per giorno.

A meno che non intervengano nuove proroghe, dal 30 aprile 2021 dovrebbe essere possibile accedere allo smart working soltanto seguendo la procedura ordinaria: sarà quindi necessario l’accordo individuale con i singoli dipendenti interessati.

Quindi, dopo il 30 aprile 2021 si aprono tre diversi scenari:

– nei casi in cui sia stato adottato lo smart working semplificato a tempo determinato con scadenza a fine emergenza, il datore di lavoro dovrà valutare l’opzione di inserire stabilmente questa modalità di lavoro nella propria azienda e preparare gli accordi individuali oppure riprendere la modalità di lavoro pre-emergenza;

– qualora sia stato attivato lo smart working semplificato a tempo indeterminato, il datore di lavoro sarà tenuto obbligatoriamente a sottoscrivere gli accordi individuali;

– se è stato adottato fin dall’inizio l’accordo individuale per attivare il lavoro agile, allora la scadenza dello stato di emergenza non cambierà nulla nel contratto di lavoro.

È lecito aspettarsi ulteriori proroghe?

Per il momento il regolamento sullo smart working ha stabilito che la proroga non vada oltre il 30 aprile 2021, probabilmente nella speranza che da quel momento in poi ci sia la possibilità di diminuire lo smart working e di ritornare ai propri uffici e alla normalità della vita lavorativa “pre Coronavirus”.

Tuttavia, la possibilità che i datori di lavoro si ritrovino obbligati a realizzare accordi specifici con i lavoratori, non essendo più valido lo smart working semplificato, potrebbe rendere complicata la situazione nel caso in cui l’emergenza sanitaria non migliori notevolmente entro la fine di questo mese.

La procedura semplificata di smart working era stata introdotta perché non c’era il tempo di adottare gli strumenti che la legge richiedeva. Forse, vista la situazione emergenziale ancora presente, il legislatore potrà decidere di concedere altre proroghe per evitare di far trovare i lavoratori e i datori di lavoro in situazioni di blocco.

Ora, è vero che il nostro Paese ha ormai da tempo iniziato la campagna vaccinale e c’è la speranza che nei prossimi mesi quest’ultima dia i suoi frutti; tuttavia, non è da escludere che la condizione generale del Paese richieda ancora di prorogare l’emergenza all’interno delle aziende e delle PA.

Cosa vorrebbero i lavoratori nell’accordo di smartworking

Ci sono vari argomenti che si sono sollevati a causa della velocità e poca attenzione con cui è stato adottato lo smart working semplificato, nonostante la legge sia molto chiara.

La prima preoccupazione riguarda la retribuzione: molti lavoratori si sono ritrovati a svolgere un numero di ore di lavoro maggiore rispetto a quando erano in ufficio, vedendosi a volte violato il loro diritto alla disconnessione, tuttavia non sempre questo aumento è stato corrisposto da una retribuzione equivalente.

Altri dubbi cadono sui costi che il singolo individuo si trova ora a spendere, come la connessione internet, l’energia, il riscaldamento, l’attrezzatura, ecc. Prima queste spese erano sostenute dall’azienda, ma ora sono i singoli individui a provvedere, senza però che questo giustifichi un aumento della retribuzione.

Una terza domanda che un dipendente si fa lavorando in smart working è chi fornisce gli strumenti utili a svolgere le mansioni. Infatti, non tutti hanno la possibilità di lavorare con i mezzi propri, tuttavia sono stati molti i problemi riscontrati dalle aziende per poter fornire ai dipendenti i dispositivi necessari.

Questi e altri problemi dovranno essere ben definiti quando si stabilisce l’accordo individuale di smart working con il proprio dipendente.

Conclusioni

La scelta di introdurre una modalità più semplice di gestione del lavoro è stata sicuramente funzionale alla situazione di emergenza in cui ci troviamo da oltre un anno.

Ciò che manca è forse una maggiore regolamentazione da parte delle istituzioni che dovrebbero garantire il massimo delle tutele e dei diritti ai lavoratori, anche nel caso in cui lavorino da casa.

Non si sa cosa succederà dopo il 30 aprile 2021, ma quello che è certo è che i datori di lavoro e i lavoratori dovranno presto prepararsi ad adottare l’accordo individuale se si vuole mantenere la modalità di smart working.