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Telco

Rete unica nazionale italiana? Sì, con tariffe più alte per tutti (secondo ECTA)

Gli operatori Internet "alternativi" hanno scritto alla Commissione UE per i rischi legati all'eventuale nascita di un'unica rete nazionale.

Gli operatori TLC italiani “alternativi” vedono come un rischio la nascita di un’unica entità nazionale per lo sviluppo della rete in fibra. Il riferimento implicito è alla possibilità che TIM e Open Fiber si fondano dando vita a una sorta di nuovo monopolista infrastrutturale delle telecomunicazioni.

Il Sole 24 Ore oggi racconta che ECTA (European Competitive Telecommunications Association), di cui fanno parte secondo il sito ufficiale Fastweb, Eolo e l’Associazione Italiana Internet Provider (@iip), ha recapitato alla Commissione UE una missiva per manifestare gravi preoccupazioni su quanto rischia di concretizzarsi in Italia sul fronte telco. In questa non vi sono riferimenti diretti all’operazione TIM-Open Fiber, ma dalle criticità manifestate parrebbe evidente che il tema è questo.

La prima obiezione riguarda il sistema di incentivi inserito dal Governo nell’ultima legge di bilancio che punta a favorire la nascita di una rete unica nazionale. Nulla di male ideologicamente se non fosse che alcune modifiche nel Codice delle Comunicazioni Elettroniche prevedono per un nuovo soggetto “non verticalmente integrato” un’architettura tariffaria stabilita dall’AGCOM basata sul modello “RAB” già applicato in Italia nei casi di Terna e Snam. In pratica, come spiegato in passato, le tariffe per la rete di accesso sarebbero stabilite a tavolino considerando gli investimenti storici effettuati per lo sviluppo, la forza lavoro della nuova entità e le “migliori pratiche regolatorie europee e nazionali adottate in altri servizi e industrie di rete”.

Cosa vuol dire in sostanza? Secondo ECTA, e quindi gli operatori alternativi, che vi sarebbero rischi per la concorrenza sia a causa della concentrazione nel mercato all’ingrosso che a causa di una dinamica tariffaria di fatto sganciata dal libero mercato. E questo produrrebbe, sempre secondo ECTA, un aumento dei prezzi per gli operatori che vogliono accedere alla rete e di conseguenza un riflesso al rialzo su quello dei consumatori finali.

Il Sole 24 ore riporta che da Bruxeless è già giunta una risposta che prevede la prossima convocazione di ECTA per affrontare il tema. E questo non potrà che avvenire dopo le elezioni europee quindi dopo il 26 maggio.

Le preoccupazioni sollevate dai provider “alternativi” sono risapute, ma è pur vero che il progetto di eventuale fusione tra TIM e Open Fiber è ancora un’incognita: le trattative in corso non hanno ancora svelato la possibile formula definitiva. Si parla dell’eventuale accorpamento di asset in una nuova società, ma anche di una potenziale “acquisizione” di OF da parte di TIM, oppure altre opzioni.

L’unica certezza è sarà un tema caldissimo per l’attività antitrust di Roma e Bruxeless. Brutta gatta da pelare per il neo-presidente AGCM Roberto Rustichelli.