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Spazio e Scienze

Reti da pesca per raccogliere la spazzatura spaziale

Reti ispirate a quelle da pesca orbiteranno per un anno attorno alla Terra per raccogliere i detriti di dimensioni maggiori di 10 centimetri. La pulizia ideata dall'agenzia spaziale giapponese inizierà a fine febbraio.

Per liberarci della spazzatura spaziale i giapponesi useranno reti ispirate a quelle da pesca. Il problema dei detriti vaganti nello Spazio è ormai noto, e abbiamo già parlato delle altre due proposte concrete per porvi rimedio: il progetto italiano di D-Orbit per prevenire il fenomeno dei detriti e quello svizzero con l'uso di speciali robot spazzini.

Come ci aveva spiegato il fondatore il D-Orbit Luca Rossettini nell'intervista con Tom's Hardware, la spazzatura spaziale è un problema a cui bisogna porre rimedio il più velocemente possibile perché costituisce un pericolo. Ebbene, a fare le cose in fretta ci hanno pensato gli scienziati della Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA), l'agenzia spaziale giapponese, che hanno collaborato con un'azienda produttrice di attrezzature per la pesca per costruire un sistema di raccolta dei detriti orbitanti.

I detriti spaziali sono un problema

Nitto Seimo è rinomata nella Terra dei samurai per la fabbricazione di reti da pesca durevoli. In questo caso ha dovuto superare se stessa e sviluppare una rete speciale che dovrebbe essere in grado di catturare una parte dei circa 100 milioni di detriti in orbita attorno nostro pianeta. "Le reti da pesca devono essere estremamente forti perché devono essere in grado di contenere un gran numero di pesci, in questo caso è più importante la flessibilità" ha spiegato Seimo. 

Il primo test inizierà a fine febbraio. L'International Business Times spiega che un satellite in orbita aprirà una rete di circa 980 metri di lunghezza realizzata con tre fibre metalliche forti e flessibili, che creerà un campo magnetico per attirare i detriti spaziali. Resterà in orbita attorno alla Terra per circa un anno, e a quel punto verrà trascinata verso il basso dalla forza di gravità terrestre, che incenerirà automaticamente tutti i detriti catturati nel frattempo.

L'agenzia spaziale giapponese si è ispirata alle reti da pesca

Se tutto andrà per il meglio inizierà l'opera di pulizia, che potrebbe diventare del tutto operativa entro il 2019. Si stima che potrebbe interessare circa 29mila detriti più grandi di 10 centimetri, fra cui motori di razzi e satelliti fuori uso, che si muovono a una velocità media di circa 25 mila chilometri all'ora.

Per capire la portata dei problemi causati dai detriti spaziali e dai rischi che comporta lasciarli in orbita leggete l'interessante intervista di Tom's Hardware con Luca Rossettini di D-Orbit, il cui obiettivo è evitare che i satelliti diventino un giorno detriti.