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Spazio e Scienze

Ricerca italiana premiata in Europa, arrivano 10 milioni per le protesi hi-tech

Il finanziamento servirà a realizzare protesi ad alta tecnologia, in grado di migliorare la vita ai pazienti di tutto il mondo.

Un ricercatore italiano si è aggiudicato, insieme a due colleghi, un finanziamento da 10 milioni di euro per lo sviluppo di arti bionici. Si parla di protesi tecnologicamente avanzate, quindi, e di una ricerca in cui l’Italia spicca tra le punte di diamante in Europa e nel mondo.

Il finanziamento erogato dal Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) servirà a sostenere Natural Bionics, un progetto dedicato specificamente alle protesi hi-tech. Parliamo quindi di mani, braccia e gambe artificiali robotizzate e intelligenti, collegate al sistema nervoso e capaci di migliorare la vita di chi purtroppo potrebbe averne bisogno.

Il progetto sarà sviluppato da Antonio Bicchi (IIT-Istituto Italiano di Tecnologia, Genova), Dario Farina (Imperial College, Londra) e Oskar Aszmann (Medical University, Vienna). Insieme rappresentano uno dei 27 gruppi di ricercatori che hanno fatto squadra, e oggi si spartiscono un finanziamento totale di 250 milioni di euro. Il finanziamento fa parte dell’iniziativa Horizon 2020, grazie alla quale sono stati finanziati diversi progetti in Italia.

L’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (IIT) si è già distinto in più di un’occasione per la ricerca sulla robotica e in particolare sulle protesi e gli arti artificiali. Qui per esempio è stata sviluppata la mano Hannes, e qui si è sviluppato (in parte, ma è un progetto europeo) l’ammirevole robot umanoide WALK-MAN.

L’idea è di andare oltre il concetto tradizionale di protesi, e creare estensioni del corpo che permettano movimenti complessi, azioni elaborate, ed eventualmente si possano controllare direttamente con il pensiero; o grazie a una connessione con il sistema nervoso o direttamente con il cervello.

Servirà quindi un sistema che possa interpretare i segnali da e verso il sistema nervoso, ma anche un arto robotizzato capace di movimenti fini e facili da controllare, e infine una pelle artificiale che restituisca sensazioni ragionevolmente simili a quelle originali – o se non altro abbastanza simili da risultare utili. A tal proposito sarà prezioso il contributo di Bicchi, che vanta l’esperienza accumulata con il progetto Soft-Hand (anch’esso finanziato a suo tempo da ERC).

“Dovremo realizzare tali e tanti avanzamenti scientifici e tecnologici che le ricadute potranno andare anche oltre gli obiettivi del progetto stesso“, ha commentato lo stesso Bicchi, sottolineando come spesso questo tipo di ricerca porti a risultati che si possono applicare in molti campi diversi. Esemplare a tal proposito l’esplorazione spaziale.

Uomo e macchina saranno sempre più un tutt’uno, sarà meglio prepararsi con le letture giuste.